Potrei iniziare questo articolo dicendo che quello di cui parleremo è un album che non invecchierà mai, che il tempo non scalfirà.
Invece lo inizio dicendo che Double Fantasy é ancora oggi, un disco che regala emozioni in cui si sente la vita che scorre.
Pubblicato il 17 Novembre 1980, a pochi settimane dall’omicidio di John Lennon, quel disco oggi compie quarantacinque anni: un anniversario che porta con sé un misto di dolcezza e malinconia, come certe fotografie che non si possono riguardare senza trattenere il fiato.
Eppure, al di là della tragedia che lo ha reso un simbolo, Double Fantasy resta soprattutto la testimonianza di un ritorno. Un ritorno alla musica, ma prima ancora alla vita.
John Lennon era stato lontano dalle scene per quasi cinque anni, un’assenza che, nel mondo vorace dello show business, era sembrata eterna.
In realtà era un’assenza piena di presenza: quella per suo figlio Sean.
Negli anni che seguirono la sua nascita, John Lennon scelse qualcosa che molti avrebbero ritenuto improbabile per una delle icone più luminose del novecento: mettere in pausa la fama per imparare ad essere padre.
Mentre il mondo lo aspettava, lui impastava pane, preparava colazioni, accompagnava Sean nelle sue prime scoperte del mondo, tutto quello che non aveva fatto per Julian il suo primogenito.
Raccontava di svegliarsi all’alba solo per vederlo dormire, come se in quel respiro trovasse più verità che in qualsiasi palcoscenico.
E quando, nel 1980, sentì che quel periodo di silenzio gli aveva restituito radici e nuove energie, tornò in studio con Yoko.
Double Fantasy non è solo un album, è un dialogo di coppia inciso su nastro, un ritratto sincero di due persone che si confrontano, litigano, rinascono.
Questa é la prova che si può essere rivoluzionari anche semplicemente vivendo, amando, trovando una voce diversa da quella gridata sulle barricate.
Oggi, a distanza di quarantacinque anni, quel disco parla ancora. Forse perché racconta una forma di coraggio rara, quella di fermarsi quando tutti si aspettano che tu continui a correre.
A rendere questo anniversario ancora più significativo, é arrivata lo scorso 10 Ottobre, la pubblicazione di Power To The People (Super Deluxe Edition), un’opera monumentale composta da 123 tracce, di cui 90 completamente inedite.
È un viaggio che riporta alla superficie l’altra anima di John e Yoko: quella militante, agitata, feroce nella sua voglia di cambiare il mondo.
Il box set attraversa un’epoca irripetibile, dall’inno pacifista Give Peace A Chance della Plastic Ono Band nel 1969, fino a una nuova edizione dell’album Sometime In New York City.
Altra chicca presente nel box, le registrazioni degli storici One To One Concerts al Madison Square Garden, gli unici concerti completi tenuti da John Lennon dopo lo scioglimento dei Fab4.
Dentro questa raccolta pulsa un archivio vivo, ci sono demo mai ascoltate, registrazioni casalinghe, jam spontanee, live taglienti, mix unici.
Non è solo un cofanetto, ma uno scrigno che permette di vedere l’officina creativa di Lennon mentre funziona, sbaglia, si accende, si reinventa.
Celebrando i 45 anni di Double Fantasy insieme all’uscita di Power To The People (Super Deluxe Edition), si completa un cerchio.
Da una parte c’é l’uomo privato, il padre che si allontana dal rumore del mondo, dall’altra il John Lennon politico, quello che voleva cambiare il sistema a colpi di canzoni e che non si é mai nascosto.
Forse è proprio qui il mistero del suo fascino eterno: John Lennon non è stato mai una sola cosa.
È stato quiete e tempesta, creatore d’arte e fucina di idee, in pratica un uomo che ha amato profondamente, ha sbagliato, osato, é caduto e si é rialzato.
E forse, dopo quarantacinque anni, è questo che continuiamo a cercare nelle sue canzoni: un frammento di quel coraggio che ci invita a essere più veri, più presenti, più vivi e partecipi.
Provate a riascoltare Double Fantasy oggi, fate attenzione alle parole, ai passaggi musicali.
Appena uscito la critica non lo capì, nemmeno il pubblico lo premiò.
Solo dopo la sua morte, l’8 Dicembre 1980 per mano di Mark David Chapman, il disco entrò in classifica e venne osannato dai giornali, forse un po’ troppo tardi.