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Geometrie del rumore e paesaggi dell’anima: i This Will Destroy You al Traffic di Roma

Ci sono gruppi che, nel corso degli anni, inseguono le mode per rimanere al passo con i tempi, e altri che preferiscono affinare il proprio linguaggio senza tradirne l’essenza. I This Will Destroy You appartengono con convinzione alla seconda categoria. La formazione texana, approdata al Traffic di Roma per uno degli ultimi live degni di interesse della stagione estiva, confermando ancora una volta la propria fedeltà a un’idea di post-rock rimasta sorprendentemente coerente nel tempo, raccogliendo davanti al palco un pubblico numeroso e soprattutto consapevole, nonostante il calendario segnasse ormai la fine di luglio, periodo tradizionalmente complicato per i concerti indoor.

Ad aprire la serata sono stati gli Zebra.Sys, incaricati di preparare il terreno con una proposta strumentale capace di alternare passaggi atmosferici e improvvise accelerazioni. Il loro set, accolto con attenzione dai presenti, ha rappresentato un’introduzione efficace prima dell’arrivo degli headliner, contribuendo a costruire un clima di crescente aspettativa.

Quando le luci si abbassano e i This Will Destroy You prendono posto sul palco, l’impressione è quella di assistere a un rituale ormai consolidato. Nessun artificio scenografico superfluo, nessuna ricerca dell’effetto immediato: soltanto strumenti, amplificatori e la volontà di lasciare che sia la musica a occupare ogni spazio disponibile. Bastano pochi minuti perché il Traffic venga avvolto da un muro sonoro che alterna delicate aperture melodiche a improvvise esplosioni di volume, secondo una grammatica compositiva che la band continua a padroneggiare con assoluta naturalezza.

La loro scrittura resta profondamente ancorata a quella che potremmo definire una concezione quasi “scolastica” del post-rock. Le influenze di Mogwai e Mono emergono con chiarezza nella costruzione dei lunghi crescendo, nella gestione delle dinamiche e nella capacità di trasformare cellule melodiche essenziali in architetture emotive di grande respiro. Eppure ridurre i This Will Destroy You a semplici eredi di quei modelli sarebbe ingeneroso. All’interno della loro musica permane infatti una vena lievemente psichedelica, quasi un riflesso naturale della tradizione musicale texana, che dona ai brani una dimensione più allucinata e contemplativa. È una caratteristica che richiama inevitabilmente anche il percorso di altre realtà nate nello stesso territorio, come gli Explosions In The Sky, con i quali condividono non tanto le soluzioni compositive quanto una certa sensibilità nel trasformare il paesaggio sonoro in un’esperienza immersiva.

Dal vivo questa componente emerge con ancora maggiore evidenza. Le chitarre sembrano rincorrersi tra riverberi infiniti e distorsioni mai gratuite, mentre basso e batteria costruiscono una base ritmica capace di sostenere l’intera narrazione senza mai imporsi come semplice accompagnamento. Ogni brano cresce lentamente, accumula tensione, sfiora il silenzio e poi deflagra con una forza controllata, mantenendo sempre un equilibrio che evita tanto il manierismo quanto l’autocompiacimento.

La risposta della sala conferma quanto il gruppo continui a esercitare un fascino particolare su una comunità di appassionati rimasta fedele nel tempo. Non si percepisce la presenza di spettatori capitati lì per caso: ogni pausa viene rispettata con attenzione, ogni climax accolto con entusiasmo, ogni finale salutato da applausi sinceri. È evidente che gran parte dei presenti conosca la storia della formazione texana e abbia instaurato con il suo repertorio un rapporto concreto, alimentato negli anni attraverso album che hanno contribuito a definire una precisa estetica del rock strumentale contemporaneo.

L’assenza di una voce solista, elemento che potrebbe apparire come un limite a chi frequenta raramente il genere, si trasforma invece nel principale punto di forza della performance. Ogni ascoltatore finisce inevitabilmente per riempire quegli spazi con immagini, ricordi o suggestioni personali, lasciandosi trasportare da un pentagramma che comunica attraverso le sfumature piuttosto che mediante le parole.

Anche dal punto di vista esecutivo la band si dimostra impeccabile. L’intesa tra i musicisti appare totale e ogni variazione dinamica viene gestita con precisione quasi chirurgica, senza sacrificare quella spontaneità che rende il concerto vivo e pulsante. L’impressione è quella di assistere a un organismo unico, nel quale ogni strumento contribuisce alla costruzione di un flusso sonoro continuo e avvolgente.

La serata romana si conclude così nel modo più coerente possibile con la filosofia dei This Will Destroy You: nessuna concessione alle mode del momento, nessun tentativo di reinventarsi a tutti i costi, ma la volontà di perfezionare un linguaggio personale che continua a emozionare proprio grazie alla sua sincerità. In un panorama musicale spesso dominato dall’urgenza di sorprendere, il quartetto texano dimostra che esiste ancora spazio per chi sceglie la profondità al posto dell’effimero. E il pubblico del Traffic, partecipe dall’inizio alla fine, ha risposto con il calore riservato a una band che, pur restando fedele alle proprie radici, continua a trovare nuove sfumature all’interno di un universo sonoro ormai inconfondibile.

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