Torino, 10 Dicembre.
All’Hiroshima Mon Amour si respirava un’aria particolare, di quelle sospese tra la nostalgia e l’attesa.
I Delta V tornavano finalmente sul palco, a sei anni di distanza da Heimat, con un nuovo lavoro intitolato In Fatti Ostili e una rinnovata energia creativa.
Un ritorno che non è solo discografico, ma emotivo: il pubblico ha riempito il club con un calore che raccontava bene quanto fosse mancata la band.
La serata si è aperta con un set intimo di Mao, voce e chitarra, che ha presentato in anteprima alcuni brani del suo nuovo album in arrivo.

Un’apertura delicata e sincera, perfetta per predisporre la sala al viaggio sonoro dei Delta V.

Quando Flavio Ferri, Carlo Bertotti e Marti (Martina Albertini) hanno preso possesso del palco, l’atmosfera si è fatta subito elettrica.
A completare la formazione, c’erano Nicola Manzan, alle chitarre e agli archi, capace come sempre di trasformare lo spazio sonoro con soluzioni tanto eleganti quanto abrasive e Simone Filippi, batteria e percussioni, che ha dato una pulsazione potente e precisa all’intero set.

La band suona con una compattezza sorprendente: Ferri e Bertotti, cuore creativo del progetto, hanno trovato in Marti una presenza vocale magnetica e il contributo di Manzan e Filippi moltiplica la profondità delle tessiture elettroniche portandole in un territorio ancora più dinamico.

Le nuove canzoni di In Fatti Ostili rivelano un suono aggiornato, maturo, fedele allo stile Delta V ma arricchito di nuove sfumature.

Dal vivo tutto questo prende ancora più senso.
I brani storici convivono con i pezzi nuovi senza fratture: le atmosfere rarefatte, le accelerazioni improvvise, i momenti più introspettivi si alternano con grande naturalezza.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo e, in alcuni momenti, con un silenzio quasi sospeso.
Tra i presenti si notavano anche volti noti della scena torinese, come lo storico produttore Roberto Vernetti e Vico dei Subsonica, venuti ad assistere a un ritorno che ha il sapore di un piccolo evento.
Il concerto dei Delta V all’Hiroshima Mon Amour non è stato solo un live: è stata una dichiarazione di intenti.
Un rientro sulle scene che conferma quanto il loro modo di fare musica, tra elettronica, pop e una scrittura sofisticata, continui ad avere un’identità unica nel panorama italiano.
Se In Fatti Ostili rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo, la serata di Torino ne è stata la conferma più luminosa.