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Il ritorno dei Perturbazione

Prendi una canzone che conosci, cambia le parole, rimettici mano fino a quando quelle parole trovano il loro posto dentro la musica. E poi ascoltala di nuovo, cercando di capire se quella canzone, che fino a ieri apparteneva a qualcun altro, può cominciare a parlare anche con la tua voce.
 
È un gioco nel quale i Perturbazione si esercitano da parecchio tempo. Non da ieri e nemmeno da quando hanno cominciato a pensare a Risuona, il nuovo album della band torinese, uscito venerdì 9 Ottobre.
 
Tommaso Cerasuolo ha raccontato che sono almeno venticinque anni che il gruppo prova a tradurre e adattare canzoni che fanno parte della propria storia di ascoltatori. Molti esperimenti sono rimasti fuori: per arrivare ai dieci brani del disco ne sono stati scartati diversi altri.
 
Ed è proprio il modo in cui hanno lavorato a rendere Risuona qualcosa di diverso da una raccolta di cover. Il punto di partenza sono dieci canzoni del rock e del pop anglosassone, ma l’obiettivo non è riprodurle in italiano.
 
Il testo viene adattato, la musica viene rimessa a fuoco, gli arrangiamenti cambiano, fino a trovare un equilibrio nel quale l’originale rimane riconoscibile ma la canzone prende una direzione diversa.
 
Il primo esempio è Quel Che Non Ho Più, rilettura di Only You, il brano scritto da Vince Clarke e portato al successo dagli Yazoo nel 1982. Non una traduzione parola per parola, dunque, ma un lavoro nel quale le nuove parole devono trovare spazio dentro la musica e la musica, a sua volta, deve essere adeguata a quelle parole.
 
Il video, diretto da Matteo Baracco, segue questa stessa idea con una scelta molto semplice: il bianco e nero, la band mentre esegue il brano e il testo che compare sullo schermo.
 
Una finestra separa due persone che continuano a guardarsi, ma che non riescono più a comunicare. La distanza diventa così parte della canzone, insieme a quella sensazione di qualcosa che è finito ma continua a rimanere presente.
 
Quel Che Non Ho Più è un buon punto di ingresso per capire Risuona. Perché il lavoro dei Perturbazione non sembra partire dalla domanda “come possiamo rifare questa canzone?“, ma da un’altra: “cosa può succedere a una canzone quando la facciamo passare attraverso la nostra lingua, il nostro modo di suonare e la nostra sensibilità?“.
 
Nel disco c’è anche Conseguenza, che nasce da Consequence dei The Notwist, e la scelta dei brani sembra seguire la stessa direzione. Non andare necessariamente alla ricerca delle canzoni più conosciute, perché con quelle il confronto con l’originale diventerebbe quasi inevitabile.
 
La mia preferita è Musica In Un’altra Lingua (Music In A Foreign Language di Lloyd Cole uscita nel 2003), l’idea è piaciuta così tanto a Cole, che ha voluto partecipare alla registrazione di questa nuova versione.
 
Cerasuolo lo dice con una certa semplicità: con le grandi hit “ci vai a sbattere la testa“, perché non è possibile pensare di competere con versioni che sono già entrate nell’immaginario di milioni di persone.
 
Un tempo il rapporto era diverso. Negli anni Sessanta il pop italiano traduceva spesso canzoni straniere che il pubblico italiano non conosceva ancora.
 
Domani È Un Altro Giorno, portata al successo da Ornella Vanoni, arrivava da The Wonders You Perform di Tammy Wynette, ma per chi la ascoltava in Italia poteva essere semplicemente una canzone italiana.
 
Oggi è impossibile separare così nettamente una canzone dalla sua storia. Gli originali sono a disposizione in pochi secondi e il confronto è immediato.
 
Per questo il lavoro dei Perturbazione sembra avere più a che fare con la rilettura che con la traduzione: prendere qualcosa di già esistente, modificarlo quanto basta e vedere se riesce a trovare un’altra vita.
 
Il titolo Risuona si presta bene a raccontare questo processo. Una canzone torna a suonare, ma non torna uguale. Nel passaggio dall’inglese all’italiano qualcosa si perde, qualcos’altro si aggiunge, e l’arrangiamento diventa parte integrante di questo nuovo percorso.
 
C’è anche un filo che lega il nuovo album a Disamore, il precedente lavoro dei Perturbazione, arrivato nel pieno della pandemia. Quel disco ruotava attorno all’assenza, quella che può accompagnare la fine di una relazione ma anche la perdita di una persona.
 
Un’assenza che, secondo Tommaso Cerasuolo, non dovrebbe essere semplicemente rimossa o nascosta, ma imparata ad abitare.
 
È un tema che torna in diverse forme anche in questo nuovo lavoro e, forse, non è casuale che molte delle canzoni scelte siano legate proprio alla distanza, alla perdita, a qualcosa che non c’è più ma continua a lasciare una traccia.
 
In questo senso prendere canzoni del passato e riportarle nel presente diventa anche un modo per fare i conti con la propria memoria musicale.
 
I Perturbazione continuano intanto a fare musica dentro una realtà molto concreta. I quattro componenti hanno anche altri lavori, alcuni legati alla musica: c’è chi fa il giornalista, chi il fonico, mentre Cerasuolo si occupa di espressione artistica e di sociale.
 
Con lui ci sono Cristiano e Rossano Antonio Lo Mele e Alex Baracco.
La musica deve quindi trovare spazio accanto al resto, comprese le prove serali dopo una giornata di lavoro. E poi ci sono le famiglie: insieme, i quattro componenti della band hanno sei figli.
 
Una dimensione che racconta bene anche il modo in cui una band può continuare a esistere nel tempo senza trasformare necessariamente la musica nell’unica attività possibile.
 
I Perturbazione sono arrivati a Risuona dentro questa condizione, portandosi dietro ascolti, esperienze e canzoni che hanno continuato a vivere anche mentre passavano gli anni.
 
Il discorso cambia quando si parla di musica e impegno sociale. Cerasuolo non sembra convinto che sia necessario trasformare ogni palco in un luogo per fare dichiarazioni politiche.
 
Preferisce campagne solidali, eventi di beneficenza e progetti nei quali l’impegno possa tradursi in qualcosa di concreto.
 
Non tutto quello che si dice attraverso una canzone, del resto, riesce necessariamente a diventare una buona canzone.
 
Qui torna John Lennon, e questa volta il calendario aggiunge un particolare che vale la pena ricordare. Risuona è uscito il 9 ottobre, giorno in cui Lennon avrebbe compiuto 86 anni.
 
Cerasuolo cita Give Peace A Chance, brano diventato nel tempo un riferimento nelle manifestazioni per la pace, e la mette a confronto con Imagine, che considera capace di un respiro diverso, più ampio.
 
Il riferimento a Lennon si inserisce bene anche nel discorso sui Perturbazione. Non perché Risuona sia un disco politico, ma perché racconta un modo di rapportarsi alle canzoni e a quello che possono ancora dire. Una canzone può essere ripresa, cambiata, adattata, persino tradita rispetto all’originale. E quel piccolo tradimento può essere proprio ciò che le permette di tornare a parlare.
 
Oggi, Lunedì 12 ottobre, i Perturbazione presenteranno Risuona al Circolo dei Lettori di Torino, alle 21, in dialogo con Natalia Ceravolo. L’incontro sarà accompagnato dall’esecuzione acustica di alcuni brani del nuovo album.
 
Altra occasione per incontrarli, il 14 Ottobre alla Feltrinelli di Roma in Via Appia Nuova alle 18, a moderare ci sarà Florinda Fiamma.
 
Per ascoltare dal vivo le nuove canzoni bisognerà poi aspettare il tour. La data zero è fissata per il 7 novembre a Saluzzo, mentre la tournée partirà a Gennaio 2027 e proseguirà fino a Marzo.
 
Dieci canzoni, dunque, che arrivano da lontano ma che i Perturbazione hanno voluto riportare nel presente. Non cercando di cancellare la memoria degli originali, ma mettendola alla prova con nuove parole e nuovi arrangiamenti.
 
È da questo incontro che Risuona prende il suo significato: non far tornare indietro una canzone, ma provare a farla suonare ancora.

 

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