Il 27 luglio 1986 i Queen salirono sul palco del Népstadion di Budapest.
Per la band quella era solo una delle date del Magic Tour, quello che aveva riportato Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon negli stadi europei dopo una lunga preparazione.
Per la storia della musica, però, quella data ha rappresentato qualcosa di molto più grande.
L’Europa era ancora divisa dalla cortina di ferro; il muro di Berlino sarebbe rimasto in piedi per altri tre anni e la guerra fredda era ancora una realtà concreta, non il capitolo di storia che sarebbe diventata dopo il 1989.
In quel contesto, portare uno spettacolo rock occidentale delle dimensioni di quello dei Queen in uno stadio dell’Europa dell’Est aveva un significato che andava oltre la musica.
Gli Wham! avevano già aperto una strada l’anno precedente, quando George Michael e Andrew Ridgeley erano volati in Cina per due concerti, a Pechino e Guangzhou.
Era stato il primo arrivo di un gruppo pop occidentale nella Cina comunista e un episodio destinato a fare il giro del mondo.
Budapest apparteneva però a un’altra storia.
Nel 1986 i Queen furono la prima grande rock band occidentale a portare un concerto da stadio oltre quella cortina di ferro.
Al Népstadion c’erano 80.000 persone; e il numero diventa ancora più significativo se si considera che altre 45.000 rimasero all’esterno dello stadio per ascoltare comunque il concerto.
Alcuni fan erano arrivati dalla Russia e dalla Polonia; per molti di loro quella sera non significava soltanto vedere dal vivo una delle band più importanti del momento.
Voleva dire assistere a qualcosa che fino a poco tempo prima apparteneva esclusivamente ad un altro mondo.
Anche il modo in cui quella serata venne documentata racconta quanto fosse considerata speciale dalle autorità ungheresi.
Il concerto fu filmato in 35 mm utilizzando 17 telecamere e a occuparsi delle riprese furono alcuni dei migliori operatori cinematografici ungheresi e l’intera operazione venne approvata dal governo.
Era la prima volta che un’operazione di questo tipo veniva autorizzata da uno Stato comunista.
A riguardarlo oggi, ci accorgiamo che quello che poteva sembrare solo un dettaglio assume un peso particolare, non stiamo parlando di un concerto ripreso con grande cura.
Quelle immagini sono diventate la testimonianza visiva di un momento in cui la musica riuscì ad attraversare una frontiera che non era soltanto geografica.
Budapest arrivò quando il Magic Tour era già entrato nella sua parte finale.
I Queen avrebbero suonato ancora cinque volte dopo quella sera, prima di arrivare al 9 Agosto a Knebworth Park, per l’ultimo concerto della loro storia con Freddie Mercury.
Allora, naturalmente, nessuno poteva saperlo.
Per il pubblico del Népstadion era semplicemente una nuova tappa di un tour che stava portando i Queen attraverso l’Europa e oltre i muri.
Oggi sappiamo invece che Budapest è anche l’ultima esibizione dal vivo dei Queen al completo ripresa su pellicola.
Ed è questa consapevolezza a cambiare inevitabilmente il modo in cui guardiamo quelle immagini.
C’è un momento che racconta bene il rapporto che si era creato quella sera fra la band e il pubblico ungherese: Freddie Mercury, al pianoforte, intona Tavaszi Szél Vizet Áraszt, una tradizionale canzone popolare ungherese.
Non è necessario trasformarlo in un momento simbolico a tutti i costi.
Basta guardare le immagini per capire quanto quel gesto fosse riuscito a creare un contatto diretto con un pubblico che, fino a quel momento, aveva conosciuto i Queen soprattutto attraverso i dischi e le registrazioni.
Ci sono voluti quarant’anni, ma adesso quelle immagini tornano al cinema.
Queen Budapest è stato restaurato in 4K partendo dalle riprese originali in 35 mm presso gli studi neozelandesi Park Road Post Production di Peter Jackson, lo stesso team che ha lavorato anche a The Beatles: Get Back.
Anche l’audio è stato nuovamente lavorato a partire dalle registrazioni multitraccia originali, con un nuovo mix realizzato dal team dei Queen.
L’obiettivo non è semplicemente quello di rendere più nitido un documento del passato, ma restituire oggi quella serata nella forma più completa possibile.
Ed è qui che il tempo fa uno strano scherzo.
Nel 1986, davanti a quelle 80.000 persone, c’era una band che sembrava avere ancora davanti a sé molti anni di concerti. Oggi sappiamo che non era così.
Dopo Budapest sarebbero rimasti soltanto cinque spettacoli e poi il Magic Tour sarebbe passato alla storia come l’ultimo tour dei Queen con Freddie Mercury.
Forse è proprio questo il motivo per cui vale la pena tornare a quella notte.
Non per cercare nella pellicola una nostalgia che allora non poteva esistere, ma per rivedere i Queen esattamente nel momento in cui stavano vivendo una delle loro grandi stagioni dal vivo.
Freddie Mercury era ancora lì, insieme a Brian May, Roger Taylor e John Deacon.
Una band al completo, su un palco enorme, davanti a un pubblico che aveva aspettato quella musica e che quella sera l’aveva finalmente davanti agli occhi.
Dal 7 all’11 Ottobre Queen Budapest arriverà nei cinema italiani e nelle sale IMAX, distribuito in esclusiva da Nexo Studios.
Per chi vorrà godersi il suono di quella sera anche a casa, bisognerà attendere il 6 Novembre: quel giorno arriverà in versione fisica e digitale anche la colonna sonora, nella nuova versione rimixata dal team dei Queen.
Ma il cuore di tutto rimane quella data: 27 Luglio 1986, la notte in cui i Queen attraversarono la cortina di ferro e portarono a Budapest uno dei grandi spettacoli rock del loro tempo.
Senza saperlo, quella sera stavano anche scrivendo l’ultimo capitolo della loro storia dal vivo con Freddie Mercury.