Quella di sabato sera al Largo Venue ha avuto l’aria di un piccolo, sorprendente sbarco: sul palco i sei elementi della formazione milanese Studio Murena hanno messo in scena un live che ha saputo fondere spessore musicale, cultura hip-hop e una complicità col pubblico- composto per la maggioranza da ventenni, particolarmente entusiasta. In un ambiente vibrante, con luci calibrate e attesa palpabile, il set si è snodato tra stile e composizione, tra momenti quasi da jam-session e repliche strutturate con intenti cinematografici, come la loro rilettura di ‘Scacco alla Regina’ di Piero Piccioni.
Fin dalle prime note si è avuto il senso che la serata non sarebbe stata una semplice esibizione: le tastiere e i synth di Matteo Castiglioni, la chitarra di Amedeo Nan, il basso di Maurizio Gazzola e la batteria di Marco Falcon innalzano un tessuto sonoro che pare sospeso tra groove fluido e tensione ritmica. A questo si aggiungono i campionamenti elettronici di Giovanni Ferrazzi, che introducono ambientazioni rarefatte prima di esplodere in riff energici e sequenze ipnotiche. Il front-man Carma, con flow fluido e incisivo, guida lo spettatore attraverso paesaggi musicali dove il jazz fusion intrude con eleganza tra spigoli hip-hop, avvicinando cioè quel feeling che potremmo attribuire a un incrocio ben riuscito fra i rimandi sonori dei Calibro 35 e i percorsi strumentali dei Mokadelic.
Nei momenti più intimi, l’arrangiamento assume contorni quasi da ensemble jazz: brevi assoli di chitarra sovrapposti al basso e alla batteria, cambi ritmici che evocano la fusion classica, pad elettronici che sembrano trascinare l’ascoltatore in un vortice emotivo. La parte rap non si limita a essere accompagnamento vocale: la voce si innesta nelle trame sonore come un ulteriore strumento, modulando il ritmo, giocando sui silenzi e rilanciando con variazioni di flow che sorprendono. In uno dei passaggi centrali Carma rende omaggio ai grandi del genere old-school, citando esplicitamente i De La Soul come una delle radici da cui attingono energia e linguaggio, e ciò ha fatto vibrare ulteriormente la sala.
Una delle sorprese è arrivata quando è stato presentato un brano del tutto nuovo: sin dall’intro è emerso un campione evocativo, un frammento riconoscibile tratto dalla celebre “Fragile” di Sting, ribaltato e ricontestualizzato in una chiave coraggiosa e contemporanea. Quel segmento ha dato il via a una costruzione sonora che si è allargata rapidamente, trascinando il pubblico in un crescendo dove le atmosfere delicate della ballata originale si sono fatte magma urbano, ritmo e pensiero. Proprio in quell’istante, la tensione tra nostalgia e metamorfosi ha trovato un momento denso di carica emotiva.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo e calore: pugni al cielo, occhi incollati alla performance, vibrazioni di approvazione scandite dal battito delle mani. Quando la band ha invitato a partecipare, non pochi hanno risposto cantando o scandendo il testo insieme al rapper, creando un senso di comunione rara in contesti così audaci. La sequenza finale, in cui gli strumenti hanno accennato una sorta di jam estesa e Carma ha variegato il flow in un flusso continuo, ha definitivamente registrato il consenso: applausi fragorosi, e un’uscita dal palco in cui la band ha salutato e ringraziato con gratitudine misurata.
In definitiva, il concerto ha mostrato una realtà musicale che non si accontenta di generi etichettati: lo Studio Murena ha dimostrato come la contaminazione – jazz, elettronica, rap – possa diventare linguaggio, racconto, esperienza condivisa. Con arrangiamenti che mostrano sapienza tecnica e cuore, con un rapper che guida con disinvoltura tra groove e improvvisazione, e con un pubblico pronto a lasciarsi trasportare, l’appuntamento di ieri conferma che la band milanese è ben più di una promessa: è un progetto vivo, dinamico, in cammino verso territori ancora da esplorare.