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Britney Spears: The woman in me

Finalmente quella che è stata la regina del pop per tutti i millenials ha messo nero su bianco la sua vita, si è messa a nudo e si è raccontata: ha raccontato la verità (la sua) sulla sua vita. Vita che noi conosciamo solo attraverso la stampa e i tabloid di gossip.

The woman in me è il memoir di Britney Spears. Una delle autobiografie più vendute di sempre. Il libro si legge in un lampo, è semplice e scorrevole anche se talvolta fa dei salti e poi torna indietro, però tutto torna. È un libro sincero, un libro anche ironico a tratti, un libro che suscita empatia, un libro che leggi e dici: non è possibile.

L’autobiografia parte dal racconto dell’infanzia e della famiglia della star: una famiglia disfunzionale in cui prevale la figura del padre alcolizzato che non è mai riuscito ad amarla fino in fondo. Una situazione familiare non certo rosea, anche dal punto di vista economico.

Britney racconta che fin da piccola amava ballare e cantare, ci spiega che quando cantava si sentiva bene e riusciva a isolarsi, probabilmente da una famiglia quantomeno ingombrante. 

Parte da qui la sua storia, da quando la madre la portava in giro per Talent show e le faceva bere alcolici già da bambina, fino ad arrivare al racconto del successo mondiale.

La donna parla della storia d’amore molto sofferta con Justin Timberlake, racconta l’aborto, racconta il matrimonio, racconta le gravidanze, il divorzio, racconta le lotte per la custodia dei figli, i problemi con la sua famiglia. Ci svela i particolari della conservatoryship, una sorta di tutela legale molto stretta (direi quasi prigionia, dal mio punto di vista), terminata solo qualche anno fa; voluta principalmente dal padre che ha preso in mano praticamente il controllo di tutta la vita di Britney perché considerata incapace di gestire da sola la sua vita.

Una vita, quella di Britney, sofferta, una vita sempre combattuta tra vita pubblica e vita privata, una vita in cui si è sempre sentita in dovere di assecondare famiglia, managers, casa discografica. 

Una vita trascorsa a nascondersi dai paparazzi. 

Britney racconta di come veniva giudicata, costantemente, per quello che faceva o non faceva. Se si vestiva sexy era considerata un cattivo esempio, se si vestiva più casta veniva comunque derisa. Perché non poteva essere bella e avere talento, no. Non poteva essere sexy e allo stesso tempo essere una buona madre. Se usciva a divertirsi e magari si concedeva qualche bicchiere di troppo veniva fatta a pezzi dalla stampa e dalla sua stessa famiglia, veniva considerata la peggiore delle madri.

Accanto a questa vita personale travagliata, un successo planetario. Un’adolescenza, una giovinezza vissuta sempre sotto i riflettori. Fino a quando il successo stesso, l’interesse morboso per quello che faceva, il non poter esprimere liberamente la sua verità, la lontananza dai figli, l’ha praticamente distrutta.

Dal racconto viene fuori l’immagine di una ragazzina, poi adulta, divenuta un’icona pop a soli diciassette anni e che non ha mai avuto un sostegno forte. Anzi le persone che dovevano starle vicino e sostenerla le hanno sempre voltato le spalle. 

Vale la pena leggere questa storia? Sì, assolutamente, perché, a prescindere che piaccia o no la musica di Britney Spears, questa è la storia principalmente di una donna, di una popstar che finalmente dopo anni e anni può dire la sua, con la sua voce e con le sue parole, senza ipocrisia, senza sconti né per gli altri ma neanche per sé stessa.

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