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Anna and Vulkan al Mood Summer Festival

Se questo articolo fosse scritto dall’intelligenza artificiale,  probabilmente stareste leggendo qualcosa del tipo “Anna and Vulkan fa esplodere il Mood Summer Festival” giocando con il riferimento del Vulcano contenuto nel nome. Ma vi pare che uno cresciuto a pane e Gino Castaldo come me poteva cedere ad una simile “tentazione”? Certo che no! Scherzi a parte, se si ascolta Anna si capisce che quel Vulcano (il Vesuvio che domina la sua Torre Annunziata) è più un simbolo di appartenenza. Un omaggio alle proprie radici che, seppur in chiave assolutamente moderna, sono presentissime nella musica di Anna. D’altra parte il “rinascimento napoletano” di questi ultimi tempi è sotto gli occhi di tutti e Anna è a pieno titolo nel  filone dei vari Liberato, Tropico e Nu Genea (solo per citarne alcuni). Chi pensa che la lingua napoletana (chiamarlo dialetto ormai è riduttivo) rimanga legata al repertorio classico,  evidentemente,  non ha ascoltato musica negli ultimi dieci anni. Il Napoletano si sposa perfettamente con le sonorità urban e funk e, nel caso di Anna and Vulkan, anche con quel pizzico di pasta sonora 80’s che non guasta mai. I testi di Anna sono tutt’altro che morbidi, sono figli di una esigenza di raccontarsi sincera e questo stare a cavallo tra il “passato” delle sue radici e il “presente” delle sonorità moderne non li “affievolisce”, anzi. Il suo è un live con pochi fronzoli ma estremamente efficace(e suonato divinamente da lei e dalla sua band).  Anna non ha bisogno di look particolari o di fare tanta “scena” sul palco. Sa esattamente da dove viene e dove vuole arrivare. Il messaggio vince sulle sovrastrutture e una Telecaster può diventare quasi una “coperta di Linus”. “Miez o’ viento”, “Comm’è”, “Staje sempe ‘n 13”, “Estate infinita” scorrono uno dopo l’altro e la sensazione è quasi di essere “teletrasportati” senza accorgersene nel “magico” mondo di Anna. In un periodo in cui i cantanti sembrano galline da batteria “costretti” sfornare canzoni tutte uguali come fossero uova, mi piacere bbe parafrasare proprio una canzone di Anna e chiederle “comm’è ca si accussì diversa’?” Ma, in fondo, non c’è nulla da spiegare…c’è solo da ascoltare!

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