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Fanali, il dolce veleno del sound partenopeo

La canzone napoletana ha una storia talmente ricca da poter essere raccontata e interpretata in molti modi. Le sue melodie hanno attraversato generazioni, cambiamenti culturali e trasformazioni musicali, continuando a parlare anche a chi è cresciuto lontano da quella tradizione.
 
Ma è possibile portare questo repertorio in territori sonori completamente differenti, senza perderne l’identità?
I Fanali sembrano aver trovato una loro risposta, scegliendo di lavorare sulle atmosfere, sulle contaminazioni e su un linguaggio musicale che guarda ben oltre i confini della città da cui provengono.
 
Il risultato è ‘Nu Veleno Ch’è Doce, il nuovo mini album del collettivo napoletano, in uscita venerdì 23 Ottobre per Butterfly Music / Futurecords.
 
Sei canzoni legate dal tema dello struggimento amoroso, rilette attraverso elettronica, trip-hop, post-rock e shoegaze. Un progetto che prosegue il percorso intrapreso con Nun Me Scetà, pubblicato nel 2025, ma che merita di essere ascoltato anche per le soluzioni sonore adottate.
 
I Fanali nascono dall’incontro artistico tra Michele De Finis, Jonathan Maurano e Caterina Bianco, tre musicisti che hanno scelto di sviluppare un progetto nel quale la musica dialoga con le arti visive e la performance.
 
Alla base c’è l’idea di una musica cinematica, capace di evocare immagini e costruire ambienti sonori attraverso l’incontro tra strumenti tradizionali ed elettronica. Una ricerca che nel tempo ha portato il collettivo a confrontarsi con linguaggi differenti, senza rimanere legato a un genere preciso.
 
Nel 2021 realizzano la sonorizzazione di Man With A Movie Camera, un’esperienza che mette in evidenza proprio questo rapporto tra musica e immagini in movimento.
 
Nello stesso anno partecipano a un tributo ufficiale dedicato a Lou Reed, sotto la direzione artistica di Laurie Anderson, accanto a nomi come Willem Dafoe e Anohni.
 
Da quell’esperienza prese corpo poi, nel 2023, Pale Blue Eyes (Reimagining Lou), un progetto discografico realizzato con la collaborazione di diversi artisti della scena indipendente italiana (ascoltatevi Satellite Of Love fatta con Greta Zuccoli e Saturnino).
 
Nel frattempo, la produzione originale del collettivo trova spazio in lavori come Shidoro Modoro del 2022 e I’m In Control del 2024, album che raccontano una ricerca in continua evoluzione, nella quale convivono sperimentazione elettronica, suggestioni rock e attenzione alla costruzione delle atmosfere.
 
Nel 2025, con Nun Me scetà, i Fanali decidono di confrontarsi direttamente con la tradizione musicale della propria città, dedicando un lavoro al repertorio di Sergio Bruni e Roberto Murolo.
 
Non si tratta semplicemente di riproporre quelle canzoni con arrangiamenti moderni, ma di affrontarle attraverso una sensibilità musicale diversa, mettendo in relazione la forza melodica della tradizione napoletana con un universo sonoro aperto alle influenze internazionali.
 
‘Nu Veleno Ch’è Doce prosegue questa ricerca, concentrandosi questa volta su sei canzoni accomunate da un tema preciso: l’amore e le sue contraddizioni.
Il titolo racchiude già molto del contenuto del disco.
 
Il veleno e la dolcezza, il desiderio e la sofferenza, due sentimenti apparentemente opposti che nella canzone napoletana hanno spesso trovato il modo di convivere.
 
Ascoltando ‘Nu Veleno Ch’è Doce, il primo riferimento che mi viene in mente è quello dei Massive Attack. Non tanto per una somiglianza da cercare a tutti i costi, quanto per il modo in cui i Fanali costruiscono le atmosfere, lavorando sui suoni, sui ritmi e soprattutto sugli spazi che lasciano alla musica.
 
In alcune tracce bastano pochi strumenti, un’elettronica discreta e una voce per creare un ambiente sonoro nel quale le melodie della tradizione napoletana assumono una dimensione completamente diversa.
È proprio questa essenzialità a colpirmi: la capacità di dare profondità a una canzone senza necessariamente riempirla di suoni.
 
Il trip-hop, l’elettronica e le suggestioni del post-rock entrano così in contatto con un repertorio che siamo abituati ad ascoltare in tutt’altra veste. Il risultato guarda ben oltre Napoli, pur mantenendo un legame riconoscibile con le proprie radici.
 
Non aspettatevi, dunque, il classico Neapolitan Sound. Queste sei canzoni si muovono in territori musicali differenti, nei quali la tradizione incontra una sensibilità contemporanea e, per certi versi, internazionale.
 
Un discorso a parte merita Fenesta Ca Lucive, il brano che chiude l’EP. Rispetto alle atmosfere più rarefatte di altri momenti del disco, qui l’arrangiamento si fa più ricco, con una presenza strumentale maggiormente articolata.
È una chiusura che mette in evidenza un’altra faccia del collettivo e rafforza quella dimensione internazionale che attraversa l’intero lavoro.
 
Una nota di merito va anche a Passione, il singolo che ha anticipato l’uscita del mini album, accompagnato da un videoclip e impreziosito dalla partecipazione di Manuel Agnelli.
Per il cantante degli Afterhours si tratta della prima esperienza interpretativa in lingua napoletana, una prova tutt’altro che scontata, affrontata con una naturalezza che mi ha piacevolmente sorpreso.
 
La sua voce trova spazio all’interno dell’universo sonoro dei Fanali senza snaturarlo, aggiungendo una sfumatura personale a una canzone che porta con sé una storia importante.
 
‘Nu Veleno Ch’è Doce arriverà il 23 Ottobre con distribuzione fisica Audioglobe su vinile e digitale Believe.
 
Per una precisa scelta etica, i Fanali hanno deciso di non rendere disponibile il disco su Spotify, confermando una posizione già adottata per le precedenti produzioni. Il lavoro sarà invece presente sulle altre principali piattaforme digitali.
 
Il progetto prenderà poi vita anche sul palco, con tre concerti di presentazione: il 12 Novembre al Teatro Nuovo di Napoli, il 17 Novembre al Teatro Basilica di Roma e il 25 Novembre al Germi di Milano.
 
Alla fine dell’ascolto rimane soprattutto una sensazione: quella di aver attraversato sei canzoni che conoscono bene le proprie origini, ma che sembrano muoversi con naturalezza in un paesaggio sonoro molto più ampio.
 
E in questo incontro tra Napoli e il trip-hop dei Fanali, il veleno del titolo finisce per avere davvero un sapore dolce.

 

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