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Intervista ai Mutonia

“Malèssere” è il primo disco in italiano dei Mutonia. Questo concept album di 14 brani racconta storie di vita giovanili, una testimonianza autentica del percorso dei membri del gruppo dopo la loro partecipazione a X Factor, dove hanno scoperto la forza della loro voce.  

 

Durante questa intervista, scopriremo il processo creativo che ha portato alla nascita di “Malèssere” e le influenze musicali che hanno guidato i Mutonia in questa nuova avventura.

 

Ciao ragazzi, benvenuti su 100Decibel. Potreste raccontarci come sono nati i “Mutonia”? Come vi siete incontrati e quali sono stati i momenti chiave che vi hanno portato a formare il gruppo?

I Mutonia nascono nel 2009. Io fondamentalmente cercavo qualcuno con cui suonare, conobbi Fabio tramite amici, il quale mi ha fatto conoscere Maurizio (il primo batterista) e da quel momento abbiamo iniziato a scrivere brani. Il momento chiave è stato quando ci siamo incontrati, tutti e 3 volevamo intraprendere un percorso artistico, provare a fare musica. Avevamo 13, 14 anni allora, ora ne abbiamo quasi 30.

Come avete scelto il nome “Mutonia” per la vostra band? C’è una storia dietro a questo nome?

A quei tempi eravamo teenagers alla ricerca del nome perfetto. Per una band doveva suonare come qualcosa di unico, non banale. Ricordo come fosse ieri quando Fabio trovò “MUTONIA” su internet dopo aver scritto “punk”, “discarica” e parole simili. All’epoca ascoltavamo Green Day, Punkreas, Offspring, ci affascinavano queste band, era normale per ragazzini di quell’età. Il nome fu deciso e straordinariamente ci ritrovammo in esso e, anno dopo anno, “mutavamo mantenendo l’essenza di quel che eravamo”. Questo significato di “mutare mantenendo l’essenza di ciò che si è” l’abbiamo estrapolato dal lavoro che fanno i Mutoids a Sant’Arcangelo di Romagna, ovvero trasformare rottami (e non) in opere d’arte. Quello che facciamo noi è trasformare le nostre esperienze, i nostri racconti di vita in musica.

Nel 2022 avete effettuato il “Fuckin Tour” nei club e festival italiani. Qual è stato il momento più memorabile di quel tour, e cosa amate di più del live?

Fondamentalmente abbiamo amato tutti i momenti, tra questi, in particolare, l’apertura del live di Manuel Agnelli e la condivisione del palco con i Bengala Fire. È stato molto bello, ci siamo sentiti a casa, in famiglia.

Come descrivereste l’energia e l’atmosfera dei vostri concerti dal vivo? C’è una canzone o un momento particolare che i vostri fan attendono con ansia durante i vostri spettacoli?

Il nostro è un concerto rock nudo e crudo, c’è sempre complicità tra noi e la nostra “fuckin family” che ci segue da anni. Ogni disco ha dei brani a cui i fan sono più o meno affezionati, sicuramente “Malèssere” e “Amica fragile” sono sempre tra le più attese (sono in cima e in fondo alla scaletta del concerto). Poi nel bis portiamo i brani del “passato”, le varie Rebel, Dance, Hey You e Go Fuck Yourself.

Parlateci del vostro primo album in italiano “Malèssere”. Quali sono state le vostre fonti di ispirazione per questo concept album?

Stavamo trascorrendo un momento down (a fine tour è sempre così), eravamo un tantino fuori focus, cioè, dovevamo capire cosa fare: iniziare a scrivere il disco o pensare di continuare il tour l’anno successivo. Sentivamo la pressione della negatività, guardavamo solamente il lato negativo delle cose, avevamo terminato il “Fuckin Tour” e, quindi, eravamo anche un po’ tristi. Ad un certo punto, in macchina Prostin disse a Fabio: “Comunque è proprio un cazzo di malessere… E se lo chiamassimo così il disco?”. L’album è molto autobiografico, sono state integrate interviste di psicologhi, storie, racconti per la stesura del concept album.

L’album è in italiano, un cambiamento rispetto al passato. Come avete trovato il processo di scrittura nella vostra lingua madre?

Scrivere in lingua è stato da una parte un sollievo. Adoro la lingua italiana, è piena di articoli e verbi fantastici! Molto più varia di quella inglese. È stato bello, è stato anche un po’ un ritorno alle origini (perché il nostro lavoro fu un disco di brani punk registrato nel 2011 nel garage di un anziano batterista di paese).

Quali sono i vostri obiettivi e aspettative per il futuro, sia per l’album “Malèssere” che per la vostra carriera musicale in generale?

Nessuna aspettativa! Crediamo nel lavorare sodo a testa bassa. Cercheremo di restare in tour fino a fine estate 2024 e poi magari tornare a registrare un nuovo disco. Per noi è fondamentale rimanere attivi, in moto… senza fermarsi mai. 

Questo è quello che vorremmo dalle nostre band preferite e quindi questo è quello che diamo ai nostri fan!

TRACK LIST:

Malèssere

Baby

Vivo

Ascoltami

Indifferente

Tutta Fortuna

Musica Pesante

Viaggiare

Fino Alla Fine

Ancora

Maledetta

Amica Fragile

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