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Feminae, il nuovo album di Tosca

Avevo la macchina fotografica in mano più per difesa che per necessità.

Fotografare è un modo per mettere una distanza, per non farsi coinvolgere troppo, per restare un po’ distaccato.

Non ha funzionato: Feminae di Tosca ti entra comunque dentro, anche quando provi a restare dietro l’obiettivo.

All’Officina Pasolini, venerdì sera, questa distanza si è accorciata fino quasi a sparire. Non tanto per l’intimità del luogo, che pure conta, ma per il modo in cui il progetto si fa conoscere, senza mai risultare compiaciuto.

Femminae si presenta come un attraversamento: voci, lingue, repertori che si incontrano senza cercare un punto di sintesi facile.

È anche, dichiaratamente, un disco sul femminile, ma qui sta il primo nodo interessante: più che un tema, è una prospettiva. Non c’è rivendicazione esplicita né costruzione ideologica, piuttosto una tensione verso una dimensione generativa e relazionale che si traduce musicalmente in apertura e dialogo.

Funziona soprattutto quando resta implicita, affidata alla musica più che alle dichiarazioni.

La rete di collaborazioni è ampia e, sulla carta, rischiosa: da Carmen Consoli a Ornella Vanoni, da Maria Bethânia a Stacey Kent, passando per Cristina Branco e Sílvia Pérez Cruz.

Un equilibrio tutt’altro che scontato, che avrebbe potuto facilmente tradursi in dispersione. Non succede.

Al contrario, è proprio nella molteplicità che Feminae trova una delle sue ragioni più solide: le differenze restano visibili, non vengono smussate, ma proprio per questo generano profondità. È un disco che si costruisce per stratificazione, non per sintesi.

In questo senso, la produzione di Joe Barbieri è decisiva: invece di imporre un centro, lascia che siano le relazioni tra le voci a definire l’architettura del lavoro. Una scelta che espone al rischio, ma che qui si traduce in una ricchezza reale, percepibile.

Tra i momenti più riusciti, c’è il dialogo con Carmen Consoli. Un incontro che non ha bisogno di essere costruito: si sente che nasce da una frequentazione lunga, da un terreno condiviso, da una amicizia vera.

Il brano scorre con naturalezza, senza forzature, come se fosse sempre esistito.

Diverso, e per certi versi ancora più significativo, il passaggio legato a Ornella Vanoni. Durante la presentazione, condotta magnificamente da Valentina Petrini, Tosca ha raccontato com’è nato il duetto di Per Un’amica (scritta da Sergio Bardotti).

Il loro incontro non nasce da una frequentazione storica, non erano amiche, ma nasce dall’incontro a casa della stessa Consoli.

La registrazione Ornella Vanoni, l’ha fatta a Milano la scorsa estate e poi l’ha inviata a Tiziana, il difficile come lei stessa ha raccontato è capire come usarla al meglio.

Con Joe Barbieri si sono messi al lavoro e ne hanno fatto alcune versioni. quella che troverete nel disco, è proprio quella scelta dalla Vanoni.

rimasta intatta nella versione finale, scelta da lei stessa tra diverse lavorazioni. Ne emerge un dialogo a distanza che non perde intensità, anzi la concentra.

Altro snodo centrale è Io Non Esisto Senza Te, adattamento del classico di Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim, in cui ad accompagnare Tosca c’è la voce di Maria Bethânia.

Un incontro che ha anche un valore simbolico forte, quasi un punto di arrivo dichiarato, tanto che nelle interviste e anche venerdì sera ha detto:

“Dopo avere cantato con Maria Bethânia ho pensato che potevo anche smettere”.

Da segnalare in questa canzone, la presenza al piano di Rita Marcotulli e di Paolo Fresu alla tromba.

Nel racconto fatto durante la serata alle Officina Pasolini, anche la genesi del titolo, suggerito da Renzo Arbore: un’intuizione che dà forma a qualcosa che era già presente, più che imporre una direzione.

Femminae diventa così una chiave di lettura, non una definizione chiusa.

Il disco si muove continuamente tra tensioni diverse: dalla dimensione più esplicitamente contemporanea di Esiste La Vergogna?, firmata da Gegè Telesforo e Giovanni Truppi, fino alla rilettura de La Canzone Popolare di Ivano Fossati.

Ma è forse nei momenti, intimi, più raccolti che questo lavoro trova la sua voce più nitida.

Basta ascoltare Primavera, nata dall’incontro con Pacifico a Parigi e soprattutto Tutt’E Sere di Gnut per capire.

Prima di cantarla venerdì sera, l’ha introdotta con un’ironia disarmante: “mi scuso per il mio napoletano” (molti dei presenti anche tra chi ha dato vita al disco è partenopeo).

Rivedendo le immagini scattate quella sera, mi torna in mente una sensazione precisa: Feminae non si lascia chiudere in un solo scatto, in un solo ascolto.

Un disco che è fatto di voci diverse, canzoni di repertorio e scritture diverse tra loro, una miscela perfetta tra adattamenti e canzoni nuove.

Ed è forse proprio questa la sua forza: non offrire una forma definitiva, standard, ma creare uno spazio in cui continuare a viverlo e percepirlo in modo personale.

Dopo l’anteprima romana, il progetto prosegue il suo percorso dal vivo: il 28 Aprile arriverà a Milano (Cascina Cuccagna), il 9 Maggio a Napoli (Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova) e il 20 Maggio a Palermo (Al Fresco Bistrot).

Il disco è atto pubblicato da BMG nella versione CD Deluxe formato maxi, doppio Vinile Deluxe trasparente numerato e in Download, solo dal 22 Maggio sarà disponibile anche in Streaming.

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