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Elisa, dal Propaganda di Milano al palco di Roma

Ci sono artisti, che incontri per la prima volta e ti danno immediatamente la sensazione di avere davanti a qualcosa di raro.

Per me, tutto è iniziato nel 1997, in un piccolo showcase al Propaganda di Milano. Ricordo ancora perfettamente quel giorno.

Caterina Caselli presentava una nuova scoperta, una ragazza timida che arrivava da Monfalcone.

Salì sul palco con una delicatezza quasi disarmante, ma bastarono pochi minuti, il tempo di sentirla cantare per capire davvero, che lì davanti c’era un talento puro.

Una voce che sembrava uscire da un altro mondo, capace di mescolare fragilità e forza con una naturalezza che raramente si incontra così presto nella vita di un’artista.

Quella ragazza che sembrava gracile e timida era Elisa.

Di lì a poco arrivò Pipes & Flowers, un debutto sorprendente per maturità, scrittura e visione internazionale, cantato interamente in inglese.

Elisa si distingueva subito per la capacità di unire pop, rock, elettronica e atmosfere più intime, contaminazioni che allora erano quasi inedite nel panorama italiano.

La consacrazione per lei arrivò nel 2001, quando Caterina Caselli la convinse a cantare in italiano.

Con Luce (Tramonti a Nord Est), scritta con Zucchero, vinse il Festival di Sanremo. Un brano che segnò un punto di svolta, in quel momento l’Italia intera scoprì definitivamente chi fosse Elisa.

La canzone venne poi inserita nella riedizione del suo album Asile’s World.

Da lì iniziò un percorso ricco di sfumature: arrivarono Then Comes The Sun, Lotus, Pearl Days e Heart, album che mostrarono tutte le sue anime: rockstar grintosa, autrice introspettiva e sperimentatrice curiosa.

La sua presenza scenica crebbe, così come la sua capacità di creare un legame speciale con il pubblico, perché Elisa non è solo voce: lei è luce, energia, racconto, emozione condivisa.

Tra collaborazioni prestigiose, colonne sonore, hit radiofoniche e partecipazioni televisive, Elisa è diventata una delle figure più complete della musica italiana contemporanea.

Ha sperimentato l’italiano con risultati sempre più intensi, ha continuato a scrivere per sé e per altri artisti e ha portato avanti tour sempre più curati, spettacolari e profondamente umani.

Negli ultimi anni Elisa ha mostrato una forza, una grinta e una capacità comunicativa impressionanti.

Io stesso l’ho vista due settimane fa sul palco con Luca Carboni al Forum di Assago: un’esplosione di energia, presenza, libertà artistica.

Quasi trent’anni dopo quel primo incontro al Propaganda, Elisa è ancora (e forse più che mai) al TOP.

Ieri avrei dovuto essere al concerto di Roma al Palazzetto Dello Sport, un’occasione speciale anche per scattare foto che avrei voluto inserire in questo stesso articolo.

Purtroppo un problema di salute mi ha costretto a restare a casa, ma la musica di Elisa, da sempre capace di cura e conforto, accompagna e sostiene anche in momenti come questo.

Al fondo di questo articolo troverete la galleria fotografica realizzata da Sara Serra (grazie per avermi sostituito), perché la sua musica, la sua luce sul palco e la sua presenza, meritano di essere raccontate anche visivamente.

Dal 1997 ad oggi, Elisa rimane un’artista rara, coerente eppure sempre in evoluzione, capace di rinnovarsi senza mai perdere la sua autenticità.

Dal timido palco del Propaganda allo Stadio San Siro, dagli esordi in inglese ai progetti multilingue e ambientalisti, dai duetti alle colonne sonore internazionali, Elisa è un viaggio che continua a sorprendere.

E questo articolo vuole essere un piccolo tributo a quel percorso luminoso e straordinario che sono certo continuerà nei prossimi anni.

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