Amalfitano è , per quanto mi riguarda, una delle più belle scoperte degli ultimi anni. Per “deformazione professionale”( che nel mio caso è palesemente un parolone) ma soprattutto per passione, sono abituato ad ascoltare tantissima musica e vedere tanti live. In mezzo a tanto “piattume” e “omologazione”, quando ti imbatti in uno come Amalfitano ti verrebbe voglia di abbracciarlo come uno di quegli amici che non vedi da anni ma con cui hai condiviso “i migliori anni”. Non ho usato questa metafora a caso. Amalfitano rompe il piattume perché è assolutamente unico e originale nel modo di porsi, di cantare e di scrivere. Tuttavia, sono piacevolmente evidenti le influenze di tutta quella scuola di cantautori che “ci ha insegnato a vivere” nei nostri anni migliori. Battiato, Graziani, Gaetano, Venditti sono come spezie che vanno ad arricchire un gusto che rimane, comunque, assolutamente identitario e innovativo spesso con Roma come “ancora” dell’anima. Ho trovato, inoltre, una cura dei testi direi maniacale e i risultati sono evidenti. “Sono andato a vivere nel centro del tuo foglio bianco”( tratta da Fosforo) è una frase da standing ovation ( ma nei suoi testi è facile imbattersi in perle del genere). Altro “plus” di Amalfitano è la capacità di risultare assolutamente magnetico anche solo con chitarra e voce, come in occasione del suo live al Mood Social Club ( a cui va il plauso di avere il “coraggio” di proporre sempre musica di grandissima qualità). Live in acustico riesce a creare un’atmosfera “sospesa”. Si rimane rapiti ad ascoltare la sua voce particolare ed a guardare le sue movenze ed espressioni funzionali al pathos che vuol trasmettere. Nel panorama musicale italiano spesso si prendono abbagli. Ci si esalta per qualcuno salvo poi ricredersi sul lungo periodo. Ma su Amalfitano credo proprio di non essermi sbagliato.
Secondo sold out consecutivo a Roma al Palazzo dello Sport per Achille Lauro e il…