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All’Olimpico con Eros Ramazzotti: la più bella cosa è ritrovarsi a casa

Report di Giovanna Pareo
Foto di Daniele Mannozzi

Ci sono artisti che riempiono uno stadio e altri che riescono a trasformarlo in un luogo familiare. Ieri sera, allo Stadio Olimpico, Eros Ramazzotti ha fatto proprio questo: riportare la sua musica nella città da cui tutto è partito e condividerla con migliaia di persone come se fosse una lunga conversazione tra vecchi amici.

Lo spettacolo del Una Storia Importante World Tour è stato costruito attorno all’idea della vicinanza. La passerella a semicerchio, protesa verso il pubblico, ha eliminato ogni distanza, permettendo al cantautore romano di muoversi continuamente tra i diversi settori dello stadio e cercare il contatto con i fan.

La scaletta ha attraversato oltre quarant’anni di carriera, alternando brani delle origini e grandi classici. Da “Adesso tu” a “Una storia importante”, passando per “Stella gemella”, “Se bastasse una canzone” e “Cose della vita”, ogni canzone è stata accompagnata dal coro incessante dell’Olimpico. Tra i momenti più intensi anche Un’altra te, presentata come una nuova dedica alla sua Roma.

Anche la band, omaggiata sui maxischermi insieme alla dedica a Rodolfo Ramazzotti, padre di Eros e al quale è stato dedicato l’intero world tour, ha avuto un ruolo centrale nel dare ritmo e calore allo spettacolo. Musicisti affiatati e arrangiamenti essenziali hanno sostenuto una performance che non ha cercato effetti speciali, preferendo invece lasciare spazio alle canzoni. 

Il concerto romano si inserisce nel più ampio disegno di «Una Storia Importante World Tour», il nuovo viaggio musicale che porterà Eros Ramazzotti in circa trenta Paesi tra Europa e Americhe. Una tournée che celebra non soltanto la sua carriera, ma anche il legame costruito nel tempo con un pubblico capace di attraversare generazioni e confini, seguendolo dagli inizi fino a oggi. 

A oltre quarant’anni da quegli esordi, Eros Ramazzotti continua a possedere una qualità rara: quella di far sentire ogni concerto come un ritorno. E nella sua Roma, ieri sera, quel ritorno ha assunto il significato di un grande abbraccio collettivo, chiuso da «Più bella cosa»: quasi a ricordare che, a volte, la più bella cosa è proprio ritrovarsi a casa. 

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