George Michael torna al cinema, ma questa volta non attraverso un film biografico.
A riportarlo sul grande schermo saranno le immagini di un palco, quelle di due serate parigine del maggio 1988, quando aveva 24 anni e stava affrontando la sua prima tournée da solista dopo la fine degli Wham!.
Il film si intitola George Michael: The Faith Tour e sarà accompagnato, il 6 Novembre, dalla pubblicazione di un album dal vivo con 18 registrazioni finora inedite.
È un ritorno che parte dagli archivi ritrovati; le immagini furono girate il 30 e 31 maggio 1988 al Palais Omnisports de Paris-Bercy con quattordici telecamere e su pellicola 35mm.
Per anni quel materiale è rimasto fuori dalla circolazione, fino al recupero, al restauro e alla rimasterizzazione che oggi permettono di trasformare quelle due serate in un vero film-concerto.
All’epoca Faith aveva già cambiato la dimensione della carriera di George Michael.
Quel ragazzo che pochi anni prima divideva il palco con Andrew Ridgeley, era diventato un artista capace di reggere da solo una tournée internazionale.
Sul palco parigino convivono quindi due momenti della sua storia: le canzoni degli Wham! e quelle del suo primo album solista, in una fase nella quale il passaggio da una dimensione all’altra non era ancora così lontano nel tempo.
Il nuovo progetto non si limiterà però alle immagini del concerto.
Il film comprenderà anche un’intervista inedita di George utilizzata come voce narrante, fotografie mai viste realizzate da Herb Ritts e materiale dietro le quinte legato alla lavorazione del video di Faith.
A introdurre il concerto sarà inoltre Finding Faith, un cortometraggio diretto da Mary McCartney.
E poi ci sarà la musica.
Il 6 Novembre come ho scritto prima, uscirà The Faith Tour, un album live che raccoglie registrazioni provenienti da quella tournée.
La scaletta ripercorre il repertorio degli Wham! e quello solista: ci sono Everything She Wants, I’m Your Man, A Different Corner e ovviamente Careless Whisper, ma anche Father Figure, One More Try, Monkey e Faith.
Un documento che fotografa George Michael nel momento in cui la sua nuova identità artistica stava prendendo definitivamente forma.
Prima di Faith però, c’è stata la Cina.
Per capire quanto fosse cambiato George Michael in quei pochi anni, vale la pena tornare ancora più indietro, al 1985.
Lo scorso 28 Luglio è arrivato nelle sale, per una giornata evento, WHAM! 10 Days in China, documentario dedicato ai dieci giorni trascorsi da George Michael e Andrew Ridgeley in Cina.
Non era una semplice tappa di una tournée: perché gli Wham! furono il primo gruppo pop occidentale a esibirsi nella Cina comunista, con concerti a Pechino e Guangzhou.
Rivedendo quelle immagini, una delle cose che colpiscono maggiormente è proprio il rapporto tra il gruppo e il pubblico.
Gli Wham! arrivavano da un mondo nel quale un concerto pop significava movimento, urla, mani alzate, ragazzi che cantavano e ballavano.
A Pechino si trovarono invece davanti a una platea composta e silenziosa, poco abituata a quel tipo di spettacolo.
E c’è una scena che rimane sicuramente impressa a chi come me ha visto il film; alcuni spettatori durante il concerto cominciano a ballare e vengono invitati ad allontanarsi dalla sala.
George Michael osserva la situazione con un’espressione che dice parecchio. Non era abituato a cantare davanti a un pubblico che restava seduto e quasi immobile.
Per lui il rapporto con chi aveva davanti era parte integrante dello spettacolo, e in quel momento quel rapporto sembrava non poter funzionare secondo le regole che conosceva.
Ma quella stranezza raccontava anche qualcosa di molto più grande; per molti giovani cinesi gli Wham! rappresentavano una delle prime occasioni concrete per entrare in contatto con la musica pop occidentale.
Quella che per George e Andrew era una tournée insolita, diventò così un episodio destinato ad avere conseguenze che andavano ben oltre i due concerti.
Anche Andrew Ridgeley ha ricordato quanto inizialmente l’idea della Cina fosse sembrata improbabile, mentre oggi quella trasferta viene considerata uno dei passaggi più particolari della loro storia.
WHAM! 10 Days in China ha potuto raccontare quella vicenda attraverso materiale d’archivio restaurato, offrendo anche una prospettiva diversa sul viaggio e sul rapporto tra i due musicisti.
Le riprese originali erano state realizzate anche dal regista Lindsay Anderson, chiamato inizialmente a documentare l’avventura cinese.
Una parte di quel materiale è rimasta negli archivi per decenni prima di essere recuperata per il nuovo documentario.
Tra la Cina del 1985 e Parigi del 1988 ci sono appena tre anni, ma sembrano appartenere a due epoche diverse.
Nel primo caso George Michael è ancora il cantante degli Wham!, parte di un duo costruito anche sull’immagine e sulla complicità con Andrew Ridgeley.
Nel secondo è ormai solo sul palco, con un album che ha portato la sua carriera in una dimensione nuova e una tournée che attraverserà numerosi paesi.
Forse é proprio questo il motivo per cui il recupero delle immagini di The Faith Tour è interessante, anche al di là del valore documentaristico.
Non ci restituisce semplicemente un concerto del passato: ci permette di rivedere un artista in un momento di passaggio, quando la distanza tra quello che era stato e quello che sarebbe diventato era ancora visibile.
George Michael se n’è andato il 25 Dicembre 2016 mentre nel mondo tutti cantavano Last Christmas;, il prossimo Natale saranno dieci anni dalla sua morte.
È inevitabile che un anniversario così importante riporti attenzione sulla sua musica e sulla sua storia, così come è accaduto quest’anno per David Bowie e Prince, scomparsi entrambi nel 2016.
Ma in questo caso il modo più interessante per ricordarlo non sembra essere quello di guardare alla fine della sua storia.
È piuttosto quello di tornare alle immagini di quando quella storia era ancora in pieno svolgimento.
A Pechino, nel 1985, George Michael cercava di capire un pubblico che non reagiva come aveva sempre conosciuto; a Parigi, tre anni dopo, era lui a stare al centro di un’arena piena di persone venute per ascoltare la sua musica.
Tra quelle due immagini c’è una parte importante della sua trasformazione.
E oggi, grazie a filmati rimasti per anni negli archivi, potremo finalmente rivederla.
Foto di copertina di Russell Young