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Barry Gibb, 80 anni di musica

Provate a mettere in fila alcuni titoli: Stayin’ AliveHow Deep Is Your LoveWoman In LoveGuilty, Islands In The Stream, Heartbreaker Grease.

Sono canzoni che appartengono a epoche e artisti diversi, eppure dietro molte di loro compare lo stesso nome: Barry Gibb.

È questa la parte della sua carriera che spesso rimane in secondo piano; Barry Gibb è naturalmente la voce e l’anima musicale dei Bee Gees, ma è anche uno degli autori che più hanno saputo attraversare la musica pop senza lasciarsi rinchiudere dentro un genere.

Il 1° Settembre compie 80 anni e forse il modo migliore per raccontarlo è proprio partire da ciò che ha scritto per gli altri. 

Prima di tutto ci sono loro, naturalmente: Barry, Maurice e Robin Gibb. 

I Bee Gees attraversano gli anni Sessanta costruendo un proprio linguaggio fatto di armonie vocali, melodie raffinate e canzoni capaci di muoversi tra pop e rock, poi arriva la seconda metà degli anni Settanta e tutto cambia.

l’incontro con Arif Mardin regalò ai fratelli Gibb qualcosa che ancora gli mancava.

Lo storico produttore, già al fianco di Aretha Franklin, li convinse a utilizzare il falsetto, modo di cantare usato dei Temptations e dagli Stylistics.

Nel 1975 uscì l’album Main Course che grazie Jive Talkin’ divenne un successo immediato.

Con Saturday Night Fever la musica dei Bee Gees entrò in un’altra dimensione. Stayin’ AliveNight FeverHow Deep Is Your Love diventano molto più che semplici successi: entrano nell’immaginario collettivo e contribuiscono a definire il suono di un’epoca.

Barry è al centro di quel meccanismo creativo, la sua voce in falsetto diventa una delle firme più riconoscibili della musica degli anni Settanta, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì.

Perché proprio mentre i Bee Gees conquistano il mondo, Barry Gibb comincia a dimostrare che le sue canzoni possono vivere perfettamente anche attraverso altri interpreti. 

Nel 1980 arriva uno degli incontri più importanti della sua carriera: quello con Barbra Streisand. 

Il risultato è Guilty, un album che Barry Gibb produce e per il quale scrive, insieme a Robin e Maurice, gran parte delle canzoni.

È un incontro apparentemente improbabile e proprio per questo affascinante: da una parte una delle più grandi interpreti americane, dall’altra il compositore dei Bee Gees reduce dal terremoto della disco music: in mezzo ci sono le canzoni. 

Woman In Love, scritta da Barry e Robin Gibb, diventa uno dei più grandi successi della carriera di Barbra Streisand.

Ma in quell’album ci sono anche Guilty e What Kind Of Fool, i due duetti che Barry interpreta insieme a Barbra. 

L’importanza di quell’album sta anche nel fatto che Barry Gibb riesce a togliersi di dosso l’etichetta di autore legato esclusivamente ai Bee Gees.

La sua scrittura si adattava perfettamente alla voce della Streisand, senza perdere la propria identità. 

È uno dei suoi grandi talenti: scrivere canzoni che sembrano appartenere a chi le canta. 

Se c’è una collaborazione che racconta meglio di altre la capacità di Barry Gibb di attraversare i generi, quella porta direttamente a Nashville.

Islands In The Stream viene scritta dai tre fratelli Gibb e nel 1983 diventa il duetto di Kenny Rogers e Dolly Parton.

La canzone arriva al primo posto e diventa uno dei grandi classici del country-pop, ma soprattutto dimostra quanto una melodia firmata Gibb possa cambiare pelle senza perdere forza.

Dolly Parton (scomparsa lo scorso 25 Agosto), ha rappresentato una delle figure più importanti della musica country, ma Islands In The Stream dimostra ancora una volta quanto i confini tra generi possano diventare sottili quando al centro ci sono una grande melodia e due interpreti capaci di darle una nuova identità.

E Barry tornerà a incrociare il mondo di Dolly molti anni dopo, nel progetto Greenfields: The Gibb Brothers’ Songbook, Vol. 1. 

Il bello della carriera di Barry Gibb è che Guilty e Islands In the Stream non sono eccezioni.

Ci sono Diana RossChain Reaction, c’è Dionne Warwick con Heartbreaker ma anche Frankie Valli con Grease, la canzone scritta da Barry Gibb per il film del 1978.

E ancora Samantha Sang con Emotion e naturalmente c’è Andy Gibb, il fratello più giovane, per il quale Barry scrive e produce alcuni dei suoi maggiori successi, tra cui I Just Want To Be Your Everything. 

A un certo punto diventa quasi curioso osservare i titoli di coda della musica pop di quegli anni: dietro molte canzoni che appartengono ad altri artisti compare il nome Barry Gibb. 

Ed è questa, forse, la parte meno raccontata della sua storia perchè Barry Gibb non aveva bisogno di essere sempre davanti al microfono, gli bastava una melodia. 

La storia avrebbe potuto concludersi con i grandi successi dei Bee Gees e invece Barry ha continuato a cercare nuove strade. 

Ha avuto una carriera solista, ha scritto, prodotto, collaborato con musicisti appartenenti a mondi differenti.  

E nel 2021, con Greenfields: The Gibb Brothers’ Songbook, Vol. 1, ha compiuto un’altra operazione significativa: riportare alcune delle canzoni dei fratelli Gibb verso il territorio del country e del bluegrass. 

Accanto a lui ci sono artisti come Alison KraussSheryl Crow, Tommy Emmanuel, Keith Urban, Miranda Lambert e come detto prima Dolly Parton. 

È un disco che racconta bene il Barry Gibb degli ultimi anni: non quello interessato a ripetere il passato, ma quello che prova a rileggerlo. 

Perché una grande canzone, in fondo, non appartiene mai completamente a chi l’ha scritta: appartiene a chi la canta, a chi la ascolta, a chi la porta con sé. 

Arrivare a 80 anni per Barry Gibb significa anche guardarsi indietro e scoprire che il suo catalogo attraversa generazioni che spesso non hanno nemmeno vissuto l’epoca in cui quelle canzoni sono nate.

C’è chi lo ricorda per Stayin’ Alive e chi per How Deep Is Your Love. Chi per il falsetto dei Bee Gees, chi per Guilty e chi per Islands In The Stream, magari senza sapere che dietro quella canzone c’erano proprio i fratelli Gibb. 

Ed è forse questa la misura più interessante della sua grandezza, perché Barry Gibb non ha semplicemente scritto canzoni di successo, ha scritto canzoni capaci di cambiare interprete, genere, epoca e significato continuando a funzionare.

A 80 anni resta quindi una figura difficile da incasellare; cantante? autore? produttore? musicista?

Barry Gibb è uno di quegli autori che possono anche scomparire per un momento dalla copertina di un disco, ma che continuano a esserci quando parte la musica. 

E forse è proprio questo il modo migliore per festeggiare gli 80 anni di Barry Gibb: non celebrarlo soltanto per quello che è stato con i Bee Gees, ma andare a cercarlo dentro le voci degli artisti ai quali, nel corso degli anni, ha affidato alcune delle sue canzoni più belle.

 

Foto di copertina di Peter Yang

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