Chiedo scusa in anticipo.
Scusa se oggi mi ritrovo a scrivere di un disco che non è più una novità, di quelli che non compaiono nelle uscite del venerdì né inseguono l’attenzione compulsiva del momento.
Ma ci sono lavori che hanno bisogno di tempo, di silenzio, di ascolti ripetuti. Mora & Bronski – Underdogs Vol.1, pubblicato a Ottobre 2025, appartiene esattamente a questa categoria.
Underdogs Vol.1 nasce come un atto di amore e di riscrittura. Dieci brani pescati dal grande mare del blues, del country e del folk americano, firmati da nomi fondamentali come da Hank Williams a Freddie King e riletti con uno sguardo che non è mai nostalgico.
Mora & Bronski non cercano la fedeltà museale, né la semplice citazione: prendono queste canzoni e le portano nel loro presente, facendole respirare in un contesto sonoro che è tanto radicato quanto aperto.
Il duo emiliano, Fabio Mora alla voce e Fabio “Bronski” Ferraboschi alla chitarra, arriva a questo disco dopo un percorso ormai più che decennale, fatto di album che hanno progressivamente allargato i confini del loro linguaggio.
Dai primi lavori acustici fino alle aperture di 50/50, il loro suono ha sempre avuto una qualità artigianale, costruita su pochi elementi essenziali e su una forte identità interpretativa. Con Underdogs Vol.1 questo approccio compie un ulteriore salto in avanti.
Qui le radici americane restano evidenti, ma vengono attraversate da una sensibilità contemporanea: il fruscio dei vinili, le chitarre e le voci immerse in una distorsione calda e analogica dialogano con ritmiche spezzate, suggestioni elettroniche, break-beat che sembrano arrivare dagli anni ’90 e pulsazioni che guardano persino all’afro-house.
È un equilibrio sottile, mai ostentato, che non tradisce la struttura originaria dei brani ma ne amplia le possibilità espressive.
Il titolo Underdogs non è casuale. Parla di canzoni rimaste ai margini, di storie che non hanno avuto la stessa fortuna di altre, ma che contengono ancora una forza enorme.
In queste versioni trovano una nuova voce, forse una seconda possibilità.
Ed è difficile non leggere in questo gesto anche una dichiarazione d’intenti più ampia: dare spazio a ciò che spesso resta in secondo piano, senza clamore, ma con grande rispetto.
Questo progetto arriva dopo una lunga storia condivisa, quella con i Rio, che per oltre vent’anni ha rappresentato una parte importante della scena pop-rock italiana.
In questo intreccio di percorsi, Underdogs Vol.1 dialoga idealmente anche con Collezione Italiana 2014-2018, uscita il 17 Dicembre.
Una raccolta che guarda indietro per mettere ordine, per fissare un punto da cui ripartire, mentre Underdogs fa esattamente l’opposto: prende materiali antichi e li proietta in avanti.
In questo continuo dialogo tra ieri e oggi, tra progetti che crescono nell’ombra e storie che tornano a galla, non sorprende che in queste settimane abbia iniziato a circolare sui social un video che parla apertamente della reunion dei Rio nel 2026.
Un ritorno che, al di là dell’effetto nostalgia, sembra inserirsi perfettamente in questo momento storico: quello in cui si sente il bisogno di ricucire i fili, di rileggere il passato senza mitizzarlo, ma nemmeno rinnegarlo
Forse sto scrivendo questo articolo in ritardo, o forse no.
Forse certi dischi vanno raccontati solo quando hanno avuto il tempo di depositarsi, di trovare il loro spazio. Underdogs Vol.1 è uno di questi: un lavoro che non chiede attenzione immediata, ma ascolto.
E oggi, finalmente, mi sembrava il momento giusto per concederglielo.