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The Notwist al Monk

Ad un anno circa dalla loro ultima esibizione capitolina – ovvero un live denso di trepidante attesa in un Largo Venue quasi del tutto gremito – i Notwist tornano con una scaletta e un’impostazione del live-set piuttosto simili, sebbene riorganizzata su un palco dalle dimensioni più intime come quello del club di Via Mirri. Immutata rimane altresì la profonda ammirazione per la band tedesca da parte di un pubblico di fan ossequiosi, pronto a lasciarsi trasportare nuovamente in quel melting pot di sonorità elettroniche, indie-rock e deviazioni sperimentali reminiscenti del Kraut-rock, il gruppo ha saputo creare un’atmosfera unica, confermando ancora una volta la loro capacità di reinventarsi e sorprendere con la disinvolura dei loro arrangiamenti.

Il Monk, uno dei locali più rinomati della capitale per concerti di nicchia, era gremito di fan di ogni età, molti dei quali seguono appunto i Notwist (almeno) da NEON GOLDEN, l’album che li rivelò e i cui brani ancora vengono accolti come delle classiche assolute. La scelta della location si è rivelata perfetta (se escludiamo l’impianto d’areazione, che ci ha messo un po’ più del dovuto a farsi sentire…), grazie alla sua acustica buona e all’atmosfera intima che ha permesso al pubblico di sentirsi particolarmente vicino alla band.

La scaletta per questo tour non è così dissimile da quella dello scorso anno, con i brani dell’ultimo, ottimo album VERTIGO DAYS sono ancora in bella mostra, così come i classici del già citato NEON GOLDEN che li hanno resi celebri. Canzoni come ‘Pick Up the Phone’ e ‘Consequence’ hanno evocato fantasmi, ricordi ed emozioni, tanto da lasciarsi prendere e cantare insieme ad Acher ogni singola parola.

La band teutonica ha fornito, come al solito, una performance marcatamente impeccabile e trascinante al tempo stesso; Markus Acher, con la sua voce sfuggente e costantemente indaffarato tra chitarra e synth (nonché DJ dalle sonorità perfettamente in equilibrio armonico col resto della strumentazione presente sul palco), ha guidato la band attraverso un viaggio sonoro che ha spaziato da momenti di dolce introspezione a esplosioni di energia ritmica. I giochi di luci e le proiezioni sullo sfondo hanno aggiunto un ulteriore livello di profondità all’esperienza, trasformando il concerto in uno spettacolo multisensoriale.

Acher e soci hanno dimostrato una padronanza tecnica straordinaria, alternando passaggi delicati ad esplosioni electro, reminiscenze noise e sospensioni dub, che hanno esaltato i convenuti senza soluzione di continuità. L’interazione tra i membri della band è a dir poco consolidata, mostrando una alchimia costruita in anni di collaborazione e abilità nel far confluire con naturalezza strumentazione rock, componente elettronica, malinconia indie e una visione d’insieme assolutamente poliedrica.

Uno dei momenti più toccanti della serata è stato quando i Notwist hanno eseguito ‘Pilot’. La canzone, con il suo ritmo incalzante e le sue liriche profonde, ha creato un’atmosfera quasi magica, con il pubblico che ondeggiava e si lasciava trasportare dai “cambi umorali” di quel suono in continuo divenire. 

Il concerto si è concluso col perfetto commiato di un encore che non fa prigionirei. I Notwist sono tornati sul palco accolti da un’ovazione fragorosa, eseguendo tre ulteriori brani che hanno sigillato un’esperienza live decisamente memorabile, creando un senso di unità e connessione tra la band e il pubblico, suggellnado un dualismo tra emozione interiore e liberazione del corpo, che a volte non può esimersi dal ballare.

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