Dentro a questo EP non troverete di certo la canzone che la porterà in vetta alle classifiche degli streaming, quei brani tanto amati ma che, dopo una fiammata iniziale, fanno spegnere la musica. Qui c’è la sostanza vera, suonata in ogni nota.
Il 10 Aprile esce il nuovo lavoro di Diana Winter, Collected Sounds Vol. II – Live in studio, per Bluebelldisc Music.
È il seguito di un progetto iniziato l’anno scorso (di cui vi ho già parlato), ma qui tutto sembra ancora più chiaro e deciso.
Io Diana l’ho incontrata agli inizi, nel 2007, quando usciva Escapizm. Me lo ricordo bene perché era uno di quei momenti in cui capisci subito che hai davanti qualcuno che non prenderà la strada più facile.
Quello era solo l’inizio del percorso, ha fatto le sue scelte, passando anche dalla prima edizione italiana di The Voice of Italy, ma senza mai perdere quella direzione.
Ricordo molto bene quando arrivò in radio il suo secondo album, Tender Hearted.
Un suono che aveva ben poco a che fare con quello delle canzonette italiane, fatte di ritornelli facili, facilmente orecchiabili ma allo stesso tempo facili da scordare.
In A Better Me si potevano apprezzare le sue doti canore, la capacità di salire e scendere e giocare con le note, sia basse che alte.
Ma era così in Killers, Show Me What You’ve Got e Don’t Want You Around.
Nel frattempo molti l’hanno vista crescere accanto a Giorgia, prima come corista, poi sempre più dentro al suono; oggi la troverete alla chitarra, apprezzabilissima soprattutto nei momenti unplugged dei concerti.
Questo disco è coerente con tutto quel percorso: niente costruzioni perfette, niente suono tirato a lucido. È stato registrato tutto in presa diretta, con i musicisti insieme, come si faceva un tempo, senza troppa post-produzione.
Ascoltandolo con attenzione si sentono i respiri, gli incastri, le piccole imperfezioni e sono proprio quelle, a dare senso a ogni nota.
Sono quattro canzoni, ma hanno un respiro molto internazionale, ascoltandole viene quasi naturale chiudere gli occhi e ritrovarsi in un locale dove la musica si rispetta davvero: non si sente parlare, non si strilla, si ascolta. E basta.
Nel disco suonano, oltre a Diana, anche Andrea Faustini (che canta con lei in 8 – Circle), Simone Ndiaye, Vincenzo Protano, Mattia Piscitelli e Angelo Durantini.
È uno di quei dischi che non ti urlano addosso, ma che se ti fermi ad ascoltare, ti arrivano davvero e lasciano il segno.