C’è un filo che unisce tutta la carriera di Johnny Marr: la capacità di trasformare il suono della chitarra, in una voce riconoscibile al primo ascolto.
Alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito del Roma Summer Fest, il musicista britannico ha ripercorso oltre quarant’anni di carriera con un concerto che ha saputo tenere insieme il presente della sua produzione solista e il patrimonio immortale costruito con gli Smiths.
La scaletta ha alternato i brani dei suoi album da solista a quelli che hanno segnato un’epoca, dimostrando come il percorso intrapreso dopo gli Smiths abbia ormai una propria identità artistica.
Johnny Marr é un performer elegante, essenziale, lontano da qualsiasi forma di protagonismo eppure capace di catturare il pubblico con una presenza scenica fatta di energia, precisione e una straordinaria padronanza dello strumento.
L’accoglienza più calorosa è arrivata immediatamente, erano previsti i posti seduti, ma alle prime note di Generate! Generate!, il pubblico si è letteralmente lanciato sotto al palco.
Ogni accordo è stato accompagnato dal coro della Cavea (da brividi sul finale quando ha intonato There Is A Light That Never Goes Out), che ha cantato dall’inizio alla fine trasformando il concerto in una celebrazione collettiva di un repertorio che continua a parlare a generazioni diverse.
Canzoni che non appartengono soltanto alla memoria del rock britannico, ma che conservano intatta la loro forza emotiva.
Il dialogo tra passato e presente, è stato il vero punto di forza della serata. Le composizioni più recenti non sono apparse come semplici riempitivi tra un classico e l’altro, ma hanno trovato spazio e convinzione, confermando la vitalità creativa di un artista che non vive di nostalgia.
Se i grandi successi degli Smiths hanno acceso l’entusiasmo del pubblico, i pezzi solisti hanno ribadito la coerenza di un percorso musicale mai banale.
Personalmente devo dirgli grazie per la sua versione di un capolavoro di Iggy Pop, ad aprire i bis ha fatto sua la celebre The Passenger.
Alla fine resta l’impressione di aver assistito non a un’operazione celebrativa, ma all’esibizione di un musicista ancora pienamente immerso nel proprio presente artistico.
Johnny Marr continua a guardare avanti senza rinnegare il passato (grazie per aver detto no alla reunion degli Smiths), regalando a Roma una serata in cui tecnica, eleganza e memoria hanno trovato un equilibrio raro.
Le foto della galleria, vi restituiranno solo una parte di quello che è stato questo concerto, personalmente lo aspettavo da tanto tempo.