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Gli 80 anni di Lucio Dalla

Inizio con il dirvi che per me, parlare di Lucio Dalla è come parlare di uno di famiglia.

Ho imparato ad amare le sue canzoni da piccolo e mai avrei pensato che ci avrei lavorato in un programma radiofonico.

Invece è andata proprio così, nel 2007 eravamo in onda insieme su Radio Capital alle 8 di sera, una avventura durata tre settimane, una a Roma e due a Bologna nei suoi “Cagnara Studios”.

Lo avevo già incontrato e intervistato tante volte, e in una di quelle occasioni mi disse “non chiamarmi signor Dalla, chiamami semplicemente Lucio”, in quelle tre settimane era tutto diverso, non c’era la promozione di un disco, era lui che si raccontava e condivideva con noi i suoi gusti musicali e i racconti di un vita dedicata alla musica.

Tra i tanti racconti anche quello legato alla canzone che porta come titolo la sua data di nascita.

Di “4/3/1943” raccontò della censura sul testo, che era cosa risaputa, ma sentirla da lui mi fece un certo effetto. Si doveva intitolare “Gesù Bambino”, ma la scure della censura non si fermò al solo titolo, cambiò anche gran parte del testo considerato “pericoloso” per il pubblico del festival.

La canzone comunque ebbe un grande successo e arrivò al terzo posto del festival di Sanremo del 1971 e rimase per 9 settimane al Nº1 della hit parade.

Lui però dal vivo continuò a cantare la versione così come era nata, senza censura. Per molti quella era la sua vera storia e la cosa, forse volutamente, venne rafforzata dal fatto che sulla copertina del 45 giri c’era la fotografia del porto di Manfredonia, la località dove Lucio aveva trascorso la sua infanzia e dove la madre aveva un atelier.

Dallo stesso album, “Storie di casa mia”, venne pubblicato un secondo 45 giri: sul lato A “La casa in riva al mare” (che dopo la scomparsa di Lucio ricantò Fiorella Mannoia per l’album tributo “A Te”), sul lato B un’altra canzone dedicata al mare, “Itaca” la cui particolarità è il coro che accompagna Lucio, non erano stati assoldati dei coristi professionisti ma venne realizzato dagli operai della sua casa discografica, la RCA italiana.

Tra le sue canzoni più importanti di sicuro una che non venne mai inserita negli album di Dalla: “Piazza Grande”.

Anche questa canzone era nata con un altro titolo, doveva intitolarsi “America”, la scrisse Rosalino Cellamare, cioè Ron, che nella stesura originale parlava, pensate un po’, di immigrazione su una base folk.

Poi però Dalla, con Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, trasformò l’arrangiamento e il testo e la propose al Festival di Sanremo di quell’anno.

La piazza protagonista della canzone non è Piazza Maggiore, ma Piazza Cavour, sempre a Bologna, luogo in cui Dalla visse da giovane.

È risaputo che questa canzone l’avrebbe dovuta cantare Gianni Morandi, che poi però al festival, portò “Vado A Lavorare”.

Nel 1976 uscì un album creato per uno spettacolo teatrale, “Il futuro dell’automobile e altre storie”, quello che fu l’ultimo lavoro realizzato in collaborazione con Roberto Roversi.

Tra le canzoni c’erano anche le due pubblicato come singolo “Nuvolari/Il Motore del 2000”.

Questa fu la prima canzone che Lucio scrisse per un eroe dello sport, quel “Nuvolari è basso di statura” che fa parte della storia dell’Italia.

Sul lato B invece, la canzone che poi diventò nel 1992 anche colonna sonora di uno spot pubblicitario, ovviamente la protagonista era un’automobile.

Sono davvero tante le sue canzoni che sono oramai parte della storia della musica italiana, potrei citare “Caruso”, “Cara”, “Futura”, “Disperato Erotico Stomp”, “Anna E Marco”, “L’anno Che Verrà” e “La Casa In Riva Al Mare” ma ce ne sarebbero molte altre.

La sua storia è ricca di aneddoti e di racconti, suoi e di chi lo ha incontrato e vissuto, se volete conoscerlo meglio vi consiglio un libro uscito pochi mesi fa intitolato “L’uomo Di Piazza Grande” scritto da Paolo Maiorino (edizioni Aerostella), con il contributo di molti artisti come Ron, Renzo Arbore, Samuele Bersani, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, gli Stadio al completo e Mauro Malavasi.

Era una persona curiosa, con lo sguardo sempre proiettato al futuro, un vero amante della musica che andava a vedere i concerti anche di artisti semi sconosciuti, diceva che assistere a questi live lo arricchiva.

La sua curiosità e la passione per la lirica, lo portarono a scrivere e a dirigere “Tosca – Amore Disperato”, un’opera ispirata a quella pucciniana ma arricchita e attualizzata per l’epoca, il debutto quasi vent’anni fa, il 23 Ottobre 2003 al Granteatro di Roma.

Per celebrare quelli che sarebbero stati i suoi 80 anni, il 3 marzo è prevista l’uscita delle ristampe dei vinili, in edizione limitata, di alcuni dei suoi più importanti album.

Veri e propri oggetti da collezione che usciranno per la prima volta in versioni inedite (colorate e picture disc) e numerate (500 copie).

Sullo store ufficiale di Sony Music (www.store.sonymusic.it/) saranno inoltre presenti delle edizioni esclusive in vinile.

Tra le chicche la pubblicazione di 1983(disco che 40 anni fa raggiunse il primo posto nella classifica delle vendite in Italia), in vinile colorato splatter e audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali, “Come È Profondo Il Mare” in vinile picture disc e ancora “Il Giorno Che Aveva Cinque Teste” che Dalla scrisse insieme al poeta Roberto Roversi, anche questo in vinile splatter e audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali e per finire “Mon Amour / Non Sai Cos’è”, un 45 giri con la canzone sul Lato A mai pubblicata in Italia.

Per nostra fortuna la sua musica non se ne è andata con lui nel 2012, è rimasta e rimarrà per sempre un patrimonio a disposizione di tutti noi che abbiamo la fortuna di ascoltarla.

Auguri Lucio

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