Con “Impossible Escape” i Venus Ship proseguono il percorso iniziato con “Underground Foxes” e portano al centro del nuovo disco il tema del conflitto, osservato nelle sue dimensioni politiche, sociali e interiori. Sei brani nei quali la band attraversa linguaggi differenti, dal funk all’hard rock, dall’hip hop al jazz e allo swing orchestrale, senza rinunciare alla propria identità.
Un lavoro che utilizza la contaminazione musicale per raccontare tensioni, contraddizioni e forme di ribellione. Ne abbiamo parlato con la band, partendo dalla nascita del disco fino ad arrivare a “Venus Against”, alla collaborazione con Solomon B. e ai prossimi appuntamenti dal vivo.

“Impossible Escape” prosegue il percorso iniziato con “Underground Foxes”. Cosa cambia rispetto al disco precedente?
“Impossible Escape” è una naturale evoluzione, quasi un sequel di “Underground Foxes”. Sono due dischi che appartengono allo stesso percorso.
La scrittura di brani originali, così come l’arrangiamento di brani della tradizione, prende vita inizialmente da un’unica mano. Da lì poi, in sala prove, ogni brano prende una direzione diversa e viene sviluppato insieme alla band: le parti vengono provate, adattate e modellate sul modo di suonare e sulle caratteristiche di ciascun musicista. La formazione è la stessa e rimane centrale la volontà di far convivere linguaggi diversi all’interno di una stessa musica.
In “Impossible Escape” abbiamo cercato di portare ancora più avanti quella stessa idea di ribellione, facendola diventare anche un principio della scrittura: mettere in discussione forme già date, far convivere linguaggi diversi e non accettare necessariamente ciò che ci viene presentato come inevitabile.
Il conflitto attraversa tutto l’album, da quello politico a quello interiore. Perché avete scelto di partire proprio da questo tema?
Il conflitto è presente perché fa parte del nostro modo di guardare alla realtà. Non lo intendiamo soltanto come scontro, ma anche come tensione, contraddizione, qualcosa che nasce dentro di noi così come nel rapporto con ciò che ci circonda.
In “Underground Foxes” lo sguardo era maggiormente rivolto verso l’esterno; in “Impossible Escape” ci siamo spinti anche verso una dimensione più interiore. La fuga impossibile del titolo nasce proprio da questo: ci sono cose dalle quali possiamo cercare di allontanarci, ma non necessariamente possiamo fuggire da noi stessi.
Come abbiamo raccontato esistono dinamiche politiche, sociali ed economiche, detta in una parola sola “capitalistiche”, che fanno apparire inevitabili certe scelte (la costruzione di un nuovo centro commerciale abbattendo un bosco urbano, giusto per pescare un recente episodio di cronaca) e instillano nella mente dei più quel senso di “ormai” che fa sembrare tutto inevitabile. Qui la figura di Sante Notarnicola è per noi un esempio: partendo da una condizione dove tutto spinge perché tu individuo ti debba piegare alle logiche della condizione carceraria, lui non ha mai rinunciato ad una dimensione di umanità e di lotta, pagando dei conti altissimi. Mantenere accesa quella brace vitale e umana che nel mondo sembra sparire giorno per giorno è ciò che ci sembra indispensabile, ed è il messaggio che cerchiamo di mettere in musica.
In “Venus Against” hard rock e hip hop incontrano fiati e richiami alle grandi orchestre jazz. Come avete costruito questo equilibrio?
“Venus Against” nasce dalla volontà di far convivere elementi che sulla carta possono sembrare lontani: rock, punk, hard rock, hip hop, funk e jazz. Sono tutti linguaggi che fanno parte dell’universo musicale di chi, in Venus Ship, ricopre il ruolo di compositore e arrangiatore, Ugo Moroni, mentre il testo del brano è scritto dal cantante Solomon B. Non abbiamo cercato tanto un equilibrio tra elementi diversi, quanto un modo per farli dialogare all’interno della stessa scrittura. La parte ritmica mantiene una forte fisicità, mentre i fiati possono muoversi in modo autonomo, creando contrasti, incastri e sovrapposizioni.
Per “Venus Against” avete coinvolto Solomon B. Come nasce la collaborazione e cosa ha aggiunto il suo flow al brano?
La collaborazione con Solomon B. è nata grazie ad Andrea Salvato, flautista e social media manager di Venus Ship, che aveva già lavorato con lui in un altro progetto musicale. Abbiamo pensato che il suo modo di scrivere e il suo flow potessero trovare uno spazio naturale all’interno della musica di Venus Ship, e così siamo arrivati a “Venus Against”.
Nel disco convivono epoche e linguaggi musicali molto diversi. Come avete scelto il suono più adatto a ciascuno dei sei brani?
I brani si ispirano chiaramente a epoche e narrazioni passate, e da lì possiamo attingere con rispetto a una tradizione musicale, ed adattarla al nostro modo di fare musica. La presenza di un’unica penna fa sì che, nonostante i generi e i linguaggi siano diversi, nella musica di Venus Ship ci sia una continuità stilistica che permette che idee anche molto lontane riescano a convivere.
Il suono viene poi definito anche dalla continuità degli strumentisti: Ugo Moroni, Federico Privitera, Marco Vecchio, Giuseppe Lastella, Andrea Salvato, Michele Murgioni, Daniele Marrone, Mattia Bassetti e Michael Harding. Il modo in cui ognuno interpreta la propria parte contribuisce a creare una riconoscibilità comune. A questo si aggiunge il lavoro di mixaggio in studio, dove cerchiamo di mantenere sempre presenti le reference che, in qualche modo, hanno accompagnato e ispirato la scrittura.
Parlate della musica come strumento di ribellione contro ingiustizie e autoritarismi. Quanto conta per voi prendere posizione attraverso le canzoni?
Per noi prendere posizione è importante, ma non sentiamo la necessità di trasformare la musica in un manifesto o in uno slogan. La musica viene prima: raccontiamo storie, persone, contraddizioni e situazioni che ci colpiscono, e attraverso quelle storie cerchiamo di mettere in discussione ciò che spesso ci viene presentato come inevitabile.
La vita è politica e la nostra musica rappresenta il nostro modo di vivere e di partecipare. Ci interessa mantenere viva quella dimensione di ribellione e di lotta, senza però pretendere di dare delle risposte. Mettiamo davanti a chi ascolta quello che vediamo e lasciamo che sia poi ciascuno a confrontarsi con quelle storie.
Dove potremo ascoltare dal vivo “Impossible Escape”? Avete già in programma concerti o nuove date?
Stiamo lavorando alla programmazione dei prossimi concerti, non abbiamo ancora chiuso il calendario: le nuove date arriveranno a breve sulle nostre pagine social.