Il 27 Maggio si sono esibiti al Teatro Studio dell’ Auditorium Parco Della Musica un gruppo difficile da classificare musicalmente, un rock miscelato con il cantautorato italiano dà vita a suoni magici e intimi, stiamo per essere piacevolmente travolti dal “ rock delle montagne” dei L’Orage.

Il gruppo nasce nel 2009 come compimento di un progetto iniziato nel 2006 dal cantautore Alberto Visconti e dal polistrumentista Remy Boniface. Dell’organico fanno parte l’altro polistrumentista Vincent Boniface, il percussionista Ricky Murray, il chitarrista Memo Crestani, il bassista Stefano Trieste e il batterista Florian Bua.

Tra il pubblico presente in sala ci sono giovani e meno giovani. Ascolto dei commenti e mi accorgo che in tanti non hanno mai sentito dal vivo questa band.

Il repertorio propone brani tratti dai loro tre album in studio: Come una festa (2010), La bella estate (2012), L’età dell’oro (2013).

Durante tutto il concerto la linea dell’attenzione rimane altissima, le liriche del cantante Alberto Visconti entrano nell’anima di ogni spettatore in sala, incantandolo. I fratelli Boniface alternano ben otto strumenti durante il concerto e danno vita, insieme agli altri membri della band, a suoni antichi ma in chiave moderna.

I testi dei L’Orage traggono spunto dalla migliore letteratura: da Rimbaud a Calvino fino a Pavese, poi rielaborati dalla sensibilità poetica di Visconti e da quella musicale dei fratelli Boniface.  Sul palco come ospite a sorpresa troviamo Naif Hérin, giovane cantautrice che accompagna insieme ai L’Orage il brano Skyline. D’ora in avanti l’atmosfera in sala diventa intima e raccolta, mi perdo nella musica e non mi accorgo di due ragazze dietro le prime file che sorridendo si alzano in piedi e danzano.

Con il brano A Loreley, i l’Orage toccano le corde piu sensibili della serata, il brano tratta in chiave moderna il mito di Lorelei, una bellissima ondina del fiume Reno, che attirava a sé gli uomini col suo canto e con il suo aspetto, causando naufragi e sciagure. La teoria del veggente è un brano che non lascia indifferente più nessuno in sala e sul finire di questo capolavoro scrosciano gli applausi. Alice, brano di Francesco De Gregori, viene riproposto al pubblico del Teatro Studio in un arrangiamento nuovo che colpisce piacevolmente per il mix di suoni e strumenti in un brano così apparentemente semplice.

Il concerto si chiude con un convinto “bis” in una sala ormai stregata e ipnotizzata.

Solo ora ci si rende conto di essere ancora nel Teatro Studio dell’Auditorium, in una città frenetica e caotica come Roma. I suoni Rock e antichi di organetti e ghironde riecheggiano ancora nella sala e nella mente di noi spettatori, difficilmente il traffico del giorno dopo potrà cancellare la Bellezza musicale dei L’Orage.

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