Si è chiusa ormai da qualche giorno l’ultima edizione di Umbria Jazz Winter, ma l’eco della manifestazione che anima ad Orvieto i giorni attorno al capodanno si fa ancora sentire. Anche quest’anno, e la cosa non è scontata, il festival è stato un successo. Proviamo a riassumerlo e a raccontarvelo il più brevemente possibile.
Proviamo ad aiutarci coi numeri. 32 le edizioni, fin qui, dalla prima nel 1993; 7.000 i biglietti venduti, 12.000 circa le presenze complessive; 150 i musicisti, 23 i gruppi; 80 gli eventi in 5 giorni di festival e altrettante location.
A proposito delle location, queste sono state il main-stage del Teatro Mancinelli, con spettacoli in serata e nel pomeriggio; la Sala dei 400 al Palazzo del Capitano del Popolo con tre spettacoli al giorno; il Museo Emilio Greco al Palazzo Papale con uno spettacolo in mattinata e uno nel pomeriggio; il Meeting Point al Palazzo dei Sette con otto spettacoli, a rotazione, dalle 13 alle 1 di notte; la Sala Expo, sempre al Palazzo del Capitano del Popolo con i concerti in corrispondenza dei veglioni del 31 notte; il Duomo, con la Messa della Pace a Capodanno e, infine, le strade della città.

La formula
La formula del festival è stata quella consolidata ormai da diversi anni, ovvero con molti musicisti spesso riproposti in situazioni, orari e spazi diversi e, in alcuni casi (come nel caso di Fabrizio Bosso) anche con progetti diferenti.
Gli Artisti
Nel roster del festival grande attenzione è stata dedicata naturalmente agli artisti del jazz italiano, a partire dal concerto della serata inaugurale col progetto 3 Together che ha visto in scena tre pianisti d’eccezione come Stefano Bollani, Dado Moroni e Danilo Rea. Restando in territorio pianistico Enrico Pieranunzi è stato protagonista di quattro concerti piano-solo al Museo Emilio Greco mentre Antonio Faraò, col suo progetto Eklektik, è stato artefice di altrettante esibizioni, equamente distribuite tra Teatro Mancinelli e Sala dei 400.

Fabrizio Bosso, coi suoi quattro concerti ed altrettanti progetti (Spiritual Trio, Ornettology con Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso 4tet e About Ten) è indubbiamente stato il principale protagonista degli eventi al Teatro Mancinelli mentre il progetto Pepper Legacy, celebra Art Pepper con una formazione nella quale figurano, oltre al sassofonista Gaspare Pasini, ideatore del progetto, il pianista George Cables, il bassista David Williams, il batterista Willie Jones III e, come special guest, il sassofonista Piero Odorici.

Spazio anche per la cantante britannica Emma Smith, al suo esordio a Umbria Jazz, artista di talento che sembra predestinata a una carriera luminosa nel solco della tradizione familiare, sia dei genitori che – soprattutto – del nonno (trombonista con molte collaborazioni di prestigio, tra le quali, in particolare, quella ventennale con Frank Sinatra).
Tornando in Italia, il Pasquale & Luigi Grasso Quartet, è stato protagonista di ben cinque concerti, quattro dei quali, alternandosi tra mattina e pomeriggio con Enrico Pieranunzi.
Non sarebbe poi Umbria Jazz Winter senza la musica gospel, quest’anno col Marquinn Middleton & The Miracle Chorale e con la street band dei Funk Off da tantissimi anni ormai, da Orvieto a Perugia, vera mascotte di Umbria Jazz.

Da ricordare, infine, gli altri gruppi ispirati alle origini del jazz, come i Chicago Stompers, e i Brassense e quelli (Accordi Disaccordi, Sticky Bones, Lovesick, Conosci mia cugina 7tet, Dixie Blue Blowers, Hot Gravel Eskimos) che hanno animato le giornate al Meeting Point del Palazzo dei Sette.
Vai alla Gallery 1 con le foto di Fabrizio Bosso (Spiritual Trio, Ornettology, 4tet, About Ten), Antonio Faraò – Eklektik, Pasquale & Luigi Grasso Quartet.
Vai alla Gallery 2 con le foto di 3 Together (Stefano Bollani, Dado Moroni, Danilo Rea), Emma Smith 4tet, Pepper Legacy, Marquinn Middleton & The Miracle Chorale Gospel Choir.
Appuntamento a Perugia con Umbria Jazz dal 3 al 12 luglio 2026.