SuperScienceMe (la notte europea dei ricercatori e delle ricercatrici) è una splendida serata che, ormai da anni, ha l’intento di ridefinire il rapporto tra arte, scienza e società. Una notte aperta a tutti i giovani dell’Università della Calabria, ma non solo. Per un boomer come me (che grande annata il 1977!) è stato bello e interessante avere la possibilità di “respirare la loro aria” per una notte. La loro voglia di vivere è assolutamente palpabile. E’ una generazione che ha il coraggio di buttarsi in qualsiasi cosa senza pensarci troppo e, se qualcosa va storto, mette in conto anche gli inevitabili “come sarebbe andata se…”. Ma in fondo, chi di noi non ha rimpianti?. “Alla luce di questo, l’ormai “mitico” direttore artistico Fabio Vincenzi ha pensato bene di invitare per l’occasione un cantautore che di “Futuri Possibili” è un esperto a tal punto da intitolarci un tour: Franco 126. Scherzi e giochi di parole a parte, ci troviamo sicuramente davanti ad uno dei massimi esponenti del nuovo cantautorato italiano. Ormai il termine “Indie” sta troppo stretto ad esponenti come Franco. La “nuova scuola romana” di cui fa parte, insieme ai vari Paradiso, Calcutta, Coez e Gazzelle & C. , ha avuto, a tutti gli effetti, un impatto paragonabile a quella di Baglioni, Venditti e De Gregori negli anni ’70-’80. Cosi come , qualche decennio dopo, quella di Fabi, Silvestri o Zampaglione. Certamente sono cambiate tante cose. Il modo di scrivere la musica, ovvio, ma anche e soprattutto il modo di raccontare e raccontarsi. Franco 126 , paradossalmente, arriva in maniera prepotente forse proprio perchè “non fa nulla” per forzare il messaggio. Questo suo modo emerge ancor più nei live. Quello andato in scena all’anfiteatro dell’ Unical è uno spettacolo “confidenziale”. Lui è tutto tranne che una “rockstar” sul palco. È esattamente e semplicemente Franco. Lo è nel portare i suoi occhiali scuri e nel tenere sempre il bicchiere in mano. Lo è nel modo in cui parla col pubblico o con la band, nello stesso modo in cui chiacchiererebbe in un baretto di Trastevere. La sua vera forza sono le parole. Vere, autentiche. Non hanno bisogno di essere urlate. arrivano dirette, potenti nella loro semplicità. Franco non ha paura di essere malinconico. Sa che la malinconia è un sentimento non sempre nocivo (almeno fin quando non ci costringere ad implodere su noi stessi). La malinconia può essere dolce e può, come in questo caso, far nascere nuovi moti dell’anima. Guardare i volti dei ragazzi mentre cantano a squarciagola “Nottetempo”, “Blue Jeans” o la splendida “Maledetto tempo” è di una bellezza e tenerezza indescrivibili. Si capisce che non stanno semplicemente cantando un canzone, ma stanno cantando la loro vita, i loro sorrisi, le loro lacrime, le loro emozioni. Cantano le storie che loro stessi vivono o hanno vissuto quotidianamente. Vi pare poco? Forse è giunto il momento di smetterla ( e ve lo dice un ’77) di relegare il cantautorato di esponenti come Franco 126 in un piccolo spazio all’ombra dei “grandi del passato”. La musica, come tutte le cose della vita, si evolve. Cambia nei suoni e nel linguaggio ma, se fatta con qualità, passione e sincerità, se nasce da un’urgenza, da una necessità comunicativa, arriva. sempre. E Franco 126 ne è un perfetto esempio.
Esce venerdì 13 febbraio Ti cancello, il nuovo singolo di EDY, primo estratto dal prossimo…