Il 9 Aprile, sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Tullio De Piscopo ha portato in scena un concerto che segue il filo del suo tour celebrativo: i brani che lo hanno reso riconoscibile e, insieme, il traguardo degli 80 anni. (ne parlai qui)
Fin dalle prime battute, la musica si è intrecciata ai racconti. Non semplici introduzioni, ma frammenti di vita restituiti con naturalezza, quasi come se il palco fosse un salotto condiviso con il pubblico.
Ed è stato proprio dal pubblico che è riemerso uno dei momenti più curiosi della serata: uno spettatore gli ha ricordato un concerto del 1975 in cui Tullio De Piscopo, si trovò a suonare con Miles Davis.
Un ricordo arrivato dal pubblico, accolto e rilanciato da De Piscopo, che ha così aggiunto un altro tassello a una carriera costellata di incontri sorprendenti.
Lui faceva il turnista e veniva chiamato a suonare il più delle volte senza sapere chi fosse l’artista con cui avrebbe lavorato.
Uno di questi episodi, risalente al 1974, lo ha portato a fare un racconto particolarmente vivido, quello con Astor Piazzolla.
Si era trovato i fogli con le partiture da eseguire, li trovò scarni, praticamente fatti di poche note da suonare.
Chiese ad Astor Piazzolla, il perché di quelle poche note e si sentì rispondere: “io la batteria nei mie brani non la uso mai“.
Allora lui su richiesta del maestro, gli fece ascoltare qualcosa e in quel momento la batteria entrò in quell’album (nelle note di copertina troverete Tullio De Piscopo, batteria e percussioni).
Subito dopo, quasi a chiudere il cerchio tra parola e suono, è partita Libertango, accolta con un grande applauso.
La scaletta ha lasciato spazio anche ai brani più forti, quelli entrati in classifica.
Da Andamento Lento a Stop Bajon, senza mai dare l’impressione di essere lì solo per dovere.
Ogni pezzo sembrava inserirsi alla perfezione, nel racconto complessivo della serata.
Uno dei passaggi più riusciti è stato quello dedicato alla nascita di Namina, dall’album Acqua E Vento.
De Piscopo prima di suonarla, ha ricordato quando fece ascoltare il brano a Pino Daniele, ricevendo come risposta: “ci vuole qualcosa in più, il clarinetto suonato da Lucio Dalla”.
La sua replica quasi incredula, “Pino, ma io a Dalla non lo conosco“, è diventata parte del racconto. Poco dopo però, fu proprio Pino Daniele a mettere in contatto i due e la canzone prese la forma che oggi conosciamo.
Più che una sequenza di canzoni, una scaletta vera e propria, la serata all’ Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si è formata grazie ai tanti racconti, agli episodi, quelli che hanno caratterizzato i suoi 60 anni di carriera.
Un momento particolarmente toccante a fine concerto, in prima fila con i genitori c’era un adolescente innamorato della batteria, che suona a casa sua.
Prima che iniziasse il concerto mi aveva chiesto se potevo fargli avere le bacchette di Tullio, io gli ho risposto che avrei voluto ma che non potevo.
Però possiamo fare un cartello, con scritto: “Tullio mi dai le bacchette?“
E le bacchette a fine concerto sono andate proprio e Giorgio.
In certi casi, a certi concerti, la musica arriva, si ferma, lascia spazio a un ricordo e poi riparte.
Questo è proprio uno di quei casi.