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Thomas Umbaca: nuovo disco e due date live

9 aprile – Biko Milano
16 aprile – Casa del Jazz a Roma

In un’epoca storica che cerca di vendere pacchetti di certezze che mai avremo, ho cercato di fare qualcosa che mettesse al centro l’opposto delle cose, l’idea che non c’è niente di più bello e reale che essere presi alla sprovvista da qualcosa, che è quello che cerco nella musica. – Thomas Umbaca

Dopo un primo percorso che lo ha visto muovere i primi passi tra jazz e sperimentazione, Thomas Umbaca torna sulle scene musicali con “Waiting for Music to Surprise Me Again”, in uscita oggi su tutte le piattaforme digitali e in fisico dal 18 aprile in occasione del Record Store Day. Un progetto che nasce dal desiderio di restituire autenticità e sorpresa all’esperienza di ascolto.

Anticipato dai singoli H. Who Are You? (14 novembre), Float! Best Way To (16 gennaio), Omnibus (20 febbraio) e Huh, yr voice (13 marzo), Waiting For Music To Surprise Me Again è un viaggio sensoriale e musicale che prende forma da memorie, esperienze e vissuti, capaci di trasformarsi in una mentalità collettiva condivisa.

Il disco, co-prodotto con Amedeo Pace (Blonde Redhead), rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di Umbaca. Il pianoforte è il centro gravitazionale del progetto, ma viene progressivamente emancipato dal suo contesto classico per dialogare con nuove sfumature elettroniche, chitarre, synth, voci ed elementi acustici, Ne nasce un paesaggio emotivo in costante trasformazione, dove il suono diventa ora animale, ora naturale, ora meccanico.

Come racconta Thomas stesso “Sono grato ad Amedeo (Blonde Redhead) che ha messo la sua esperienza al servizio dei brani, arricchendoli con chitarre “western” e suoni che sento come germogli. La musica ha trovato da sola la sua direzione, senza troppe regole: è nato così un trip cinematografico, uno spazio ondoso in cui perdersi”

L’album si sviluppa come un dialogo continuo tra introspezione, identità e sperimentazione sonora. Ogni traccia possiede una propria identità, dando vita a una musica viva e profondamente umana, capace di raccontare le emozioni senza strutture prevedibili o narrazioni uniformi.

Concepito come un’opera nata per e dalla metropoli contemporanea, Waiting For Music To Surprise Me Again, come dichiara Thomas “si configura come un luogo mentale, una nuvola sonora che accoglie chiunque: dai ritmi frenetici della città al silenzio della campagna. Una musica che accompagna momenti diversi: dal relax domestico davanti a un camino fino ai tragitti quotidiani in tram, in metro o a piedi per le vie della città, offrendo pace, ispirazione e conforto”.

Pur mantenendo sonorità accessibili ed equilibrate, il disco sperimenta con elementi sonori inattesi, creando un ambiente musicale mutevole in cui perdersi o ritrovarsi. Il filo narrativo attraversa l’intero lavoro fino alla traccia finale, chiudendo un percorso coerente ed immaginifico.

Il disco è così un invito ad abbandonare i vincoli del pensiero razionale per accogliere l’imprevisto, lasciandosi guidare dal suono, dall’improvvisazione e dalla libertà. 

Sempre Thomas dichiara cheWaiting for Music to Surprise Me Again non ha un solo colore: racchiude in sé le sfumature e le complessità dell’essere umano, trasformando la varietà emotiva della vita reale in una narrazione sonora. Ogni traccia è un microcosmo musicale, che dal rumore urbano si apre a un viaggio interiore dove luce e buio, reale e onirico si fondono in un percorso coinvolgente e suggestivo

Se da un lato l’ascoltatore ripercorre insieme a Thomas un percorso nella memoria dell’artista, a un certo punto di imbatte in H, figura ambigua e in continua trasformazione.

“Inconsciamente ero alla ricerca di una musica più definita, messa a fuoco, di temi/melodie che tagliassero nella profondità di un magma un po’ più bianco e nero, che forse è il pianoforte, o forse era il mio momento della vita? Forse un po’ di consapevolezza in più su cosa vuoi essere? Una voglia di gridare qualcosa in modo più acido, aspro. Vai a capire da dove viene. Poi per me in generale fare musica equivale a cercare quello che non c’è ma che intravedi o che semplicemente vorresti ci fosse, che se ci pensi è la facoltà più assurda che ci caratterizza, immaginare cosa non c’è. Penso sia un peccato non sfruttarla“

 

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