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Stefano Bollani All Stars “Tutta Vita”: quando il racconto continua sul palco

La serata non si è aperta con il suono del pianoforte di Stefano Bollani e nemmeno con l’ingresso degli altri musicisti.

Un fragoroso applauso ha accolto l’entrata in scena di Valentina Cenni e di Stefano Bollani, che hanno dato il benvenuto al pubblico e introdotto la serata iniziata poco dopo le 20.

Si é capito fin da subito che sarebbe stata una esperienza immersiva, che è iniziata con la proiezione del docufilm Tutta Vita, diretto da Valentina Cenni, che ha accompagnato gli spettatori dentro il percorso creativo da cui è nato il progetto.

Una scelta questa, che ha trasformato il concerto in un secondo capitolo, anziché nel punto di partenza dell’esperienza.

Tutta Vita, il progetto portato sul palco del Roma Summer Fest 2026 e di Summertime 2026, nasce proprio dal documentario, che racconta i giorni trascorsi nel Febbraio 2025 all’interno di Palazzo Lantieri di Gorizia, dove l’ensemble ha condiviso uno spazio di lavoro lontano dai ritmi abituali.

Più che una semplice preparazione, da questo docufilm emerge il valore del tempo dedicato all’ascolto reciproco, alla ricerca e alla costruzione di un linguaggio comune; una premessa che rende ancora più significativa la seconda parte della serata.

Quando le luci si riaccendono alla fine della pellicola, la narrazione lascia il grande schermo e si sposta sul palco per un grande dialogo musicale.

Nessuna scaletta rigida, nessun percorso prestabilito: l’improvvisazione diventa il filo conduttore del concerto, con Stefano Bollani al pianoforte a suggerire direzioni, raccogliere idee e rilanciarle continuamente agli altri musicisti.

Accanto a lui si alternano personalità molto diverse tra loro: Enrico Rava e Paolo Fresu alle trombe, Daniele Sepe ai sax e ai flauti, Antonello Salis alla fisarmonica, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria, Matteo Mancuso e Christian Mascetta alle chitarre.

A loro si é unita anche Frida Bollani Magoni che ha dato il suo contributo, così come nella pellicola, al pianoforte e alla voce.

Più che una successione di assoli (che ci sono stati), il concerto si é sviluppato come una conversazione aperta, nella quale ogni intervento modificava l’equilibrio dell’insieme e offriva nuovi spunti per nuove evoluzioni musicali.

È proprio questa libertà a rendere ogni brano diverso da quello precedente. Alcuni momenti sembrano prendere forma lentamente, altri cambiano direzione nel giro di poche battute.

Si percepisce il piacere dell’ascolto reciproco prima ancora del desiderio di mettersi in evidenza, ed è forse questo l’aspetto che più colpisce chi assiste alla performance.

Anche il pubblico riflette questa idea di incontro; in platea c’erano appassionati di jazz, ma anche persone attratte dalla curiosità di vedere insieme artisti che raramente condividono lo stesso palco.

Le età sono le più diverse e, osservando la sala, ho avuto la sensazione che il filo conduttore non sia tanto un genere musicale, quanto la disponibilità a lasciarsi sorprendere da ciò che accade in tempo reale.

Tutta Vita non offre risposte definitive né cerca la perfezione formale; sceglie piuttosto di mostrare la musica mentre nasce, con tutta la sua imprevedibilità.

Il documentario racconta le origini di quel concerto fatto a Trieste, il concerto invece rappresenta la naturale prosecuzione: un processo creativo che continua davanti al pubblico e che, proprio perché affidato all’improvvisazione, esiste soltanto in quell’istante.

In chiusura fatemi dire due parole sulla cancellazione del programma televisivo Via Dei Matti No.0, un’oasi che permetteva alla musica di farsi ascoltare senza strillare.

In un mondo che tratta la musica come un sottofondo quasi fastidioso, Valentina e Stefano riuscivano a farci entrare con le loro storie e i loro ospiti, all’interno di questa arte che da sempre ci completa, un vero peccato.

 

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