Come ogni anno, il Mood Summer Festival sancisce ufficialmente l’inizio dell’estate. Più di venti giorni di eventi in un bellissimo parco di Rende che magicamente si popola della “meglio gioventù” (con l’eccezione del sottoscritto e qualche altro irriducibile) rendese, cosentina e non solo. L’atmosfera si può capire solo se almeno una volta ci si è stati (che aspettate?!). Quest’anno, poi, si parte con il concerto di colui che ormai è diventato “nu piezz’ ‘e core” di questa città: Speedy. Esploso con tik tok, i suoi brani, in particolare “Pancarré” e “Mano nella mano” hanno letteralmente spopolato. Da poco è uscito anche il suo primo album “Quattromiglia” che sta andando a gonfie vele. Potrei fare del facile “campanilismo” ma non sono il tipo e allora entro decisamente nel merito.
Ho seguito il percorso di Francesco Servidio (questo il suo vero nome) pressoché dall’inizio e non serve essere Quincy Jones per capire che questo ragazzo la stoffa ce l’ha. Ha un modo di scrivere diretto, privo di inutili sovrastrutture. Anche quando usa metafore, non sono mai “auliche” ma semplici come una “fetta di pancarré”(cit.). Arriva ai ragazzi perché è uno di loro. Vive le stesse ansie, le stesse gioie, le stesse risate e gli stessi pianti e persino gli stessi luoghi,( Quattromiglia, che da il titolo all’album, è un quartiere di Rende). Francesco, dunque, parla a loro semplicemente raccontando sé stesso. In un panorama discografico in cui spesso il cantante è “costruito a tavolino”, la semplicità e, passatemi il termine, la “fragilità” di Speedy è paradossalmente una struttura solidissima su cui costruire la propria musica. Il prodotto che ne scaturisce, la canzoni appunto, non possono che essere autentiche e, dunque, dirette ed efficaci con un sound fatto anch’esso sincero con giri armonici estremamente “catchy”.
Questa autenticità Speedy se la porta appresso anche in concerto. Si vede lontano un miglio che da quel palco, se potesse, lui non andrebbe mai via. Egocentrismo? assolutamente no. Semplicemente la strabordante voglia di restituire al pubblico tutto l’affetto ricevuto…moltiplicato mille! D’altronde, “Amor con amor si paga” e Speedy sul palco “spende” eccome! Fare il fotografo sotto palco ti consente di cogliere delle sfumature dei cantanti che magari il pubblico non nota. Ho visto negli occhi di Francesco un’ emozione enorme, al limite della commozione. Quasi stupito che tutta quella gente fosse li per lui, che in fondo è ancora quello che smezzava la pizza con gli amici seduto in qualche piazzetta di Rende. Tutta questa emozione diventa energia. Sul palco diventa una specie di tarantolato che vorrebbe saltare in mezzo al pubblico, abbracciarli ad uno ad uno. Si dimentica perfino di farsi illuminare dalle luci tanta è la voglia di avvicinarsi fisicamente ai suoi fans. Ma, da fotografo, l’ho “perdonato” volentieri. D’altra parte, come si fa a non empatizzare con un ragazzo cosi autentico? Uno così, anche dopo un sold out a San Siro, lo ritroveresti il giorno dopo in piazzetta ed io tutto questo lo trovo meraviglioso.
E allora, come dite “voi giovani”, “Bella Fra’ ci becchiamo in giro!“