Ci sono vini che, col passare degli anni, migliorano. Maturano, diventano più corposi e il loro gusto diventa più “rotondo”, pieno. Ecco, Luca Barbarossa è come uno di questi vini. I suoi inizi, le sue influenze e riferimenti, la scalata al successo e la sua capacità di reinventarsi mantenendo sempre una cifra molto alta. Tutto questo “processo di maturazione” ce lo spiega, con garbo e ironia, nel suo particolarissimo tour dal titolo “Racconti Sonori” la cui data zero ha avuto luogo nella suggestiva cornice dell’antico Palazzo Sersale di Cerisano nell’ambito dell’Anteprima del Festival delle Serre (rassegna ormai diventata un riferimento assoluto per Cosenza e provincia). A coadiuvarlo e “stimolarlo al racconto“ una figura di altissimo livello del giornalismo calabrese, e non solo, che risponde al nome di Paride Leporace. Come in ogni processo di maturazione, si passa attraverso varie fasi e Paride e Luca guidano sapientemente il pubblico in questo percorso. Il primo ponendo gli accenti su aneddoti, influenze e quesiti esistenziali, il secondo “esplicitandosi” attraverso parole e canzoni. Il Barbarossa che, a inizi anni ‘80, vince Castrocaro e irrompe sulla scena musicale italiana con “Roma Spogliata” ha la freschezza, la tenacia e la poesia dei Buskers di Piazza Navona e Campo de’ Fiori, James Taylor come mito, tanta voglia di arrivare e la sua Roma come tela su cui dipingere le sue storie. “Via Margutta” e “Come dentro un film” sono il trait d’union tra quel giovane busker e un uomo fatto e finito che inzia ad affrontare argomenti seri come in “L’amore rubato” o “Al di là del muro” . Gli anni ‘90 sono gli anni del
successo Sanremese con la dolcissima “Portami a ballare” ma anche quelli in cui Barbarossa si ribella a suo modo alla visione pessimistica di quel periodo e ci elenca “Le cose da salvare” della nostra vita. Dicevamo della capacità di reinventarsi e gli anni 2000 sono appunto gli anni in cui Barbarossa decide di portare la sua cifra in radio. Luca si riscopre ironico e sapiente pardone di casa di quel “Radio 2 Social Club” diventato ormai un cult radiofonico (e televisivo) e dimostrando un bagaglio culturale che va ben oltre l’ambito musicale. Ambito che Luca, però, non abbandona. Tutt’altro. infatti, questo processo di maturazione ci porta al Barbarossa dei nostri giorni, che si “rifugia” nella sua Roma e, stavolta, anche nel romanesco perché, come lui stesso afferma, mentire in dialetto è più difficile. Ecco allora che , restando sempre inconfondibile, la voce mostra qualche piacevolissima ruga in più che la rende ancor più credibile nel racconto della verità. “Passame er sale” è meravigliosamente struggente ( ancor più eseguita in acustico come
In questa occasione) e il romanesco rende estremamente più autentico e vero lo spaccato di vita di coppia, il non confondere l’amore con l’innamoramento. Riprendendo spunto dall’incipit di questo articolo, il Barbarossa di questo tour porta con sé (e sente l’esigenza di raccontare) tutte le sue sfaccettature. E’ un Barbarossa che si lascia piacevolmente gustare e che scalda il cuore. Proprio come un buon bicchiere di vino.
Un grandissimo grazie a tutto il simpaticissimo e gentilissimo staff del Festivale delle Serre
A Francesco Mannarino, Francesca Achito e Elisabetta Condello di OTR Live per la disponibilità