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L’OraZero Tour, le prime sei date a Roma

Ci sono tour che si raccontano con le date e le scalette.
E poi ci sono tour che si raccontano con il cuore di chi c’era e l’ha vissuto, perché nascono da un’attesa lunga una vita e si nutrono di fedeltà, sguardi, mani alzate e voci che non hanno mai smesso di cantare.

La prima parte de L’Ora Zero Tour si è chiusa domenica sera a Roma, e non poteva che essere così; sei serate intense, vissute tutte d’un fiato, come un unico grande abbraccio tra Renato Zero e la sua gente.

Sei appuntamenti che non sono stati semplici concerti, ma riti collettivi, appuntamenti con una storia che continua a rinnovarsi senza mai rinnegare sé stessa.

Per i sorcini, tornare al Palazzo dello Sport è sempre un po’ come tornare a casa.

Passano gli anni, cambiano i vestiti, cambiano le scenografie, ma l’emozione è sempre la stessa: quel momento preciso in cui le luci si abbassano, il brusio si spegne e parte il coro 3, 2, 1, Zeroooooooooooooo sappiamo che lo spettacolo sta per iniziare.

Renato entra in scena e il tempo si ferma.

Non c’è nostalgia sterile, c’è un artista che guarda avanti, che si mette in discussione, che usa la musica per parlare di libertà, identità, amore, responsabilità.

L’Ora Zero non è solo il titolo di un tour o di un disco: è un invito, quasi una richiesta.

Ripartire. Rimettersi in ascolto. Ricominciare, insieme.

La scaletta diventa così un viaggio emotivo più che cronologico, i suoi classici non sono lì per rassicurare, ma per dialogare con il presente, per ricordarci da dove veniamo e perché siamo ancora qui.

Ogni canzone è un tassello di un racconto più grande, che Renato affida a noi come si fa con qualcosa di prezioso.

Apertura sulle note di No! Mamma No!, poi via via sono arrivate Cercami, le canzoni dell’ultimo album Lasciati Amare e Il Rifugio.

Immancabili vista la lunga serie di successi di Renato, anche i medley.

E poi c’è il pubblico, il suo pubblico che lo segue da generazioni.

I sorcini di sempre, quelli che si riconoscono con uno sguardo, quelli che conoscono ogni pausa, ogni respiro, ogni parola detta prima ancora di essere cantata.

Ma anche chi arriva per la prima volta e resta travolto da questa comunità silenziosamente rumorosa, capace di ascoltare e di esplodere nello stesso istante.

Durante queste sei serate romane si è riso, ci si è commossi come nella prima sera quando Renato è andato ad abbracciare Enrica Bonaccorti, si è riflettuto.

Renato parla, ammonisce, accarezza, provoca. Non si nasconde mai dietro la musica: ci mette la faccia, la voce, l’anima.

E quando affronta temi delicati lo fa con quella grazia ferma che lo rende unico, senza mai perdere il contatto con chi lo segue da una vita.

Domenica sera, l’ultima data, aveva un sapore particolare.

Lo si percepiva nell’aria, negli applausi più lunghi, negli sguardi lucidi, non era una fine, ma una pausa consapevole.

La chiusura di un primo capitolo, in attesa che il viaggio riprenda altrove, con lo stesso spirito e la stessa urgenza.

L’Ora Zero Tour è partito così: da casa sua, da noi che siamo accorsi a sentirlo.

E se questo è solo l’inizio, allora sì, possiamo dirlo senza paura: il tempo di Renato Zero non è mai finito.

 

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