Nella notte di Umbria Jazz esplode, a illuminarla tutta, l’incontenibile energia pirotecnica di Jacob Collier. Quello del talentuoso musicista londinese era uno dei concerti più attesi di questa edizione del festival e ha ripagato totalmente le aspettative (che quella del giovane cantautore, produttore e polistrumentista era una stella destinata a brillare era stato intuito e profetizzato, del resto, niente meno che da un altro genio assoluto della musica come Quincy Jones).
Davanti al pubblico di Perugia il trentenne (ma già con ben sei Grammy e quindici nominations all’attivo) artista ha regalato uno spettacolo gioioso nel suo tipico outfit coloratissimo, saltando sul palco e tra i vari strumenti, deliziando il pubblico con la sua vocalità incantevole e interagendo con esso richiamandolo sotto il palco a cantare Somebody to love e, omaggio al “Belpaese”, Volare.
Nella stessa notte l’Arena Santa Giuliana si è però arricchita anche di un’altra luce: quella del poliedrico polistrumentista, compositore, arrangiatore e produttore Marcus Miller. Bassista tra i più influenti, soprattutto nella scena della della black music e anch’egli pluripremiato, Miller può vantare collaborazioni con stelle del livello di Chaka Khan, Herbie Hancock, Luther Vandross, Aretha Franklin, George Benson, Elton John e, come da lui stesso ricordato, Miles Davis.