C’era un’energia particolare negli studi torinesi della Bliss Corporation nei primi anni ’90.
Ricordo perfettamente la prima volta che incontrai Jeffrey Jey e Maurizio Lobina, era il 1992.
Eravamo tutti frequentatori e protagonisti delle notti torinesi, il nostro obiettivo era far ballare chi veniva alle nostre serate.
Giovani, curiosi, immersi in un fermento creativo che oggi definiremmo epocale.
Al timone di tutto c’erano Massimo Gabutti e Luciano Zucchet, due menti visionarie che avevano trasformato un semplice studio torinese in un laboratorio sonoro da cui sarebbe partita una rivoluzione.
Prima degli Eiffel 65, era nato il progetto Bliss Team.
L’unione in studio tra Jeffrey e Roberto Molinaro, aveva dato vita alla cover in chiave house di People Have The Power, un primo assaggio di quello che stava per succedere.
A crederci fu Stefano Secchi che propose a Gabutti di pubblicare quella canzone sulla sua etichetta la Proprio Records.
In pochissimo tempo diventò un successo, le radio la misero nelle playlist e in discoteca funzionava bene.
Sempre in quegli studi poi prese vita un altro progetto, chiamato Da Blitz che però venne pubblicata dalla neonata Inprogress.
Come spesso capita, poi ci sono stati anni più complicati, anni in cui si continuava a produrre musica, ma con alterne fortune.
Ma è con Blue (Da Ba Dee) che questo collettivo esplose letteralmente nel mondo: un singolo virale prima ancora che esistessero i social.
Una canzone capace di conquistare le classifiche europee e americane, segnando per sempre l’immaginario di fine millennio.
L’album Europop (1999) fu il culmine di un’epoca in cui l’italo dance, declinata in chiave house, parlava al mondo intero.
Ricordo come fosse ieri, la telefonata con Massimo Gabutti, mi disse:
“ci hanno chiamati dagli Stati Uniti, vogliono l’album“.
IO gli dissi: “avete qualcosa di pronto?” e lui mi disse “ci stiamo lavorando“.
Quando mi fecero sentire i provini, una canzone aveva fatto breccia ed era Too Much Of Heaven.
Oggi gli Eiffel 65 sono tornati più vivi che mai.
Lo dimostrano le serate che stanno tenendo in giro per l’Italia e l’Europa: non è solo nostalgia, è un ritorno autentico dell’estetica house degli anni ’90, riproposta con una nuova veste visiva e sonora.
Ieri sera, a Piane di Montegiorgio, ho assistito a uno show rinnovato: un videowall imponente alle loro spalle ha accompagnato ogni brano con nuovi effetti visivi, dando ancora più forza a una scaletta già potentissima.
In scaletta c’erano ovviamente Blue, Viaggia Insieme A Noi, Too Much Of Heaven e Voglia Di Dance All Night.
Presentandola Jeffrey ha detto:
“io e mio fratello Maury da più di 25 anni, non abbiamo smesso di avere voglia di Dance All Night“.
Ad un certo punto arrivata anche una chicca: tra i video, è comparso un giovane Franco Battiato.
Un omaggio elegante a un maestro che, pur distante per stile, ha condiviso con loro la capacità di parlare a più generazioni.
Questa nuova ondata di successo, non è solo revival, m un segnale chiaro: la musica house anni ’90, con i suoi beat semplici ma trascinanti, il suo immaginario fluorescente e il desiderio di evasione, ha ancora molto da dire.
E gli Eiffel 65, con la loro energia intatta e uno spettacolo sempre più curato, ne sono ambasciatori perfetti.
Andate avanti così, finché ci sarà voglia di dance, voi ci sarete.