Dieci anni fa se ne andava David Bowie, uno dei più grandi e influenti protagonisti della storia della musica contemporanea.
Artista totale, visionario, inquieto e sempre un passo avanti al suo tempo, Bowie non è stato soltanto un musicista, ma un linguaggio, un’estetica, un modo nuovo di intendere l’arte pop.
Ripercorrere la sua carriera significa attraversare oltre mezzo secolo di trasformazioni culturali, sonore e identitarie.
Gli inizi e i primi successi negli anni ’60
Nato a Londra, l’8 Gennaio 1947 come David Robert Jones, Bowie muove i primi passi nella scena musicale britannica degli anni Sessanta tra beat, folk e suggestioni psichedeliche.
Il suo primo album omonimo, venne pubblicato dalla Deram Records, il 1 Giugno 1967, lo stesso giorno in cui i Beatles fecero uscire Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Inutile dire che fu un flop commerciale e l’etichetta decise di scaricarlo.
Dopo diversi tentativi e cambi di pelle, il primo vero successo arriva nel 1969 con Space Oddity, un brano destinato a entrare nella storia anche grazie al personaggio del Maggiore Tom, simbolo di alienazione e solitudine.
Questo fu l’inizio di un percorso in cui musica e narrazione diventano inseparabili.
Gli anni ’70: la nascita dei miti
Il decennio successivo consacra Bowie come icona globale. Con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972), crea uno dei personaggi più celebri della musica: Ziggy Stardust, rockstar aliena e androgina, manifesto di libertà espressiva e rottura delle convenzioni.
Seguono incarnazioni altrettanto memorabili come Aladdin Sane, il Thin White Duke e periodi musicali che spaziano dal glam rock al soul, fino alle sperimentazioni elettroniche.
Fondamentale è la cosiddetta “trilogia berlinese” (Low, Heroes, Lodger), realizzata con Brian Eno: opere rivoluzionarie che anticipano il post-punk e l’elettronica moderna.

Bowie in questo periodo, dimostrò ancora una volta di saper rischiare, reinventandosi quando il successo sembrerebbe suggerire prudenza.
Le ombre, gli eccessi e la rinascita
Il genio creativo convive però con momenti bui: dipendenze, isolamento e una profonda crisi personale segnano la metà degli anni Settanta. Ma Bowie riesce a risalire, trasferendosi idealmente e artisticamente verso una nuova maturità.
Negli anni ’80 torna a dominare le classifiche con album come Let’s Dance (1983), realizzato in collaborazione con Nile Rodgers. Grazie a questo disco, raggiunse un pubblico ancora più vasto, senza rinunciare però alla propria identità.
È anche il periodo delle grandi collaborazioni: da Queen (Under Pressure) a Iggy Pop, da Lou Reed a Tina Turner, fino alle incursioni nel cinema e nel teatro.
Gli anni ’90 e 2000: l’artista senza confini
Mai prigioniero del proprio mito, Bowie continua a sperimentare: l’elettronica industriale, il drum’n’bass, l’alternative rock.
Progetti come i Tin Machine, pur divisivi, confermano la sua esigenza di rompere gli schemi. Dopo un periodo di relativo silenzio dovuto a problemi di salute, il ritorno nel 2013 con The Next Day sorprende critica e pubblico: Bowie è tornato, lucido e attualissimo.
Blackstar: l’addio in forma d’arte
L’8 Gennaio 2016, giorno del suo sessantanovesimo compleanno, esce Blackstar. Due giorni dopo, il mondo apprende della sua morte.
L’album si rivela immediatamente per ciò che è: un testamento artistico, un’opera densa di simbolismi, jazz sperimentale e riflessioni sulla fine.
Bowie in quest’ultimo capitolo artistico, affronta la morte trasformandola in arte, lasciando un ultimo, potentissimo messaggio di libertà creativa.
L’eredità di David Bowie
A dieci anni dalla sua scomparsa, David Bowie continua a vivere nella musica, nella moda, nel cinema e nell’immaginario collettivo. La sua lezione più grande è forse questa: non smettere mai di cambiare, di cercare, di osare. Bowie non ha mai seguito il tempo, lo ha creato.
E proprio per questo, che non smetterà mai di essere presente nella vita di chi ama la musica vera, perché la sua stella (magari quella che é nella copertina del suo ultimo album), continuerà a brillare per sempre.
