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D’altro Canto, il Natale come rito collettivo: Tosca chiude il cerchio all’Auditorium

Si è conclusa ieri sera, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, la lunga avventura di D’altro Canto, il progetto ideato e portato in scena da Tosca, scritto insieme a Giorgio Cappozzo, Valentina Romano e Alessandro Greggia, con la direzione musicale di Joe Barbieri.

Una chiusura dal sapore speciale, dedicata al Natale, che dopo due anni di appuntamenti ha salutato il suo pubblico con una serata densa di musica, racconti e condivisione.

Nato dalla tradizione brasiliana del sarau, momento conviviale in cui ci si ritrova per raccontare, cantare e stare insieme, D’altro Canto ha saputo trasformare il palco in uno spazio intimo e accogliente, capace di mettere in dialogo artisti e spettatori.

Anche per quest’ultima serata lo spirito è rimasto fedele alle origini: nessuna celebrazione patinata, ma un rito collettivo fatto di voci, memorie e canzoni.

Il parterre degli ospiti era particolarmente ricco: Serena Rossi, Michela Andreozzi, Drusilla Foer, Elena Ledda, Stefano Fresi, Massimiliano Bruno, Gnut, Raiz, Renzo Rubino, Peppe Servillo, Margherita Fiore con il suo coro Flowing Cords.

A sorpresa, anche sul palco è salita il soprano Eleonora Buratto, la cui presenza ha aggiunto una nota di elegante inatteso.

Ognuno ha portato sul palco un aneddoto personale legato al Natale, alternando il racconto alla musica, in un fluire continuo che ha evitato ogni rigidità di scaletta.

La musica, naturalmente, è stata il cuore pulsante della serata.

Tra i momenti più apprezzati, il regalo di Joe Barbieri al pubblico: una versione “rivista e corretta” di Last Christmas.

Un gioco musicale e narrativo che ha ricordato come il celebre brano degli Wham fosse stato inizialmente pensato come Last Easter, prima che i discografici convincessero George Michael a trasformarlo in un classico natalizio.

Un dettaglio che, raccontato e suonato così, ha restituito freschezza a una canzone consumata dall’ascolto rituale.

Lo spettacolo si è protratto fino oltre la mezzanotte, una durata che avrebbe potuto pesare, ma che è risultata invece naturale e coerente con l’abbondanza di voci e presenze sul palco.

D’altrocanto si è congedato così, senza fretta, come si fa quando si sa che un’esperienza condivisa merita tempo.

Più che un semplice spettacolo, questa ultima serata ha confermato la natura del progetto: un luogo d’incontro, un racconto corale, un modo diverso di stare insieme attraverso la musica.

E forse è proprio questo il regalo natalizio più autentico che Tosca e i suoi compagni di viaggio hanno lasciato al pubblico romano.

Il 2026 alle porte, sarà un anno di grandi novità per lei, ci sarà un nuovo disco e di certo anche la possibilità di tornare ad ascoltarla con la sua magnifica band dal vivo.

 

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