Vinicio Capossela ha portato il suo PANDEMONIUM narrazioni, piano, voce e strumenti pandemoniali in Umbria, terra a cui è legato da profondi rapporti di amicizia. In una fredda serata, più invernale che infernale, è stato l’artista, in un satanico completo rosso, a scaldare il pubblico con un doppio spettacolo (imposto dai vincoli sul distanziamento) a cavallo del tramonto. Validamente coadiuvato dal fedele uomo-orchestra Vincenzo Vasi (musicista intraterrestre in acrobatico equilibrio tra theremin, tastiere e percussioni), Capossela si alternava tra pianoforte, chitarra e strumenti pandemoniali.
Pandemonium è, per assonanza, uno spettacolo da tempi di pandemia, ma si rifà piuttosto all’ancestralità della divinità agreste Pan e dei nostri Daimones, territorio folklorico nel quale Capossela ha già pienamente dimostrato di sapersi immergere e muovere con disinvoltura e maestria. Ospite dello splendido e suggestivo Anfiteatro Romano di Gubbio, l’artista non ha mancato, in più occasioni, di rendere omaggio al genius-loci, esibendo con non celato orgoglio l’attestato di Matto Onorario di Gubbio (conosciuta anche, appunto, come città dei matti), facendo riferimenti alla Corsa dei ceri e, ovviamente, citando il lupo. Sul piano più personale, Vinicio ha poi rivolto un toccante il pensiero all’amico Sergio Piazzoli, lo scomparso promoter umbro, e dedicato Camera a sud a Patrizia Marcagnani, presidente dell’associazione Moon in June, organizzatrice del concerto il concerto in collaborazione con il Comune di Gubbio e con Gubbio Oltre Festival. Tra gli altri brani proposti ricordiamo le recenti La peste (riferito alla contemporanea “peste” digitale”), Il testamento del porco, Danza macabraLa belle dame sans merci , Il  Pumminale, oltre a Scivola vai via, e L’uomo vivo. E al termine della serata, gelati nel corpo ma caldi nel cuore, in un sentito applauso vibrava il pensiero “Grazie ancora una volta Vinicio, torna a trovarci presto”.

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