Sembra quasi di tornare alle radici di “YS” de Il Balletto di Bronzo. Sembra quasi di menzionare i testi psichedelici di un certo Battiato o quella spiritualità pop dei PASE. Non so come altro raccontarvelo questo esordio progressive in stile pop dei Vergnati. Si intitola “Atlas” e si lancia in rete a partire da un singolo dal titolo “Il distacco”. Quello che ascolto è un bellissimo rock progressivo degli anni ’70, almeno ci prova perchè in fondo i suoni tradiscono un’era digitale fin troppo avanzata. Manca quella ruggine di “cattivi” mix e quella polvere di sale di incisione. Manca quel certo gusto di essere barocchi per quanto siano artisti che dialogano usando davvero quel vocabolario li… ci sono cresciuti… lo sentiamo dalle prime note. Un disco davvero impegnativo, che trascina indietro nel tempo e che un poco sfida l’attenzione dietro una stesa di testi poco commerciali. Non ho ancora ben capito se amare o odiare questo senso di agrodolce che arriva dalle due cose. Play Loud & Stay Prog.

Rock progressive e spiritualità. Direi che avete sposato a pieno le antiche tradizioni riportandole in questo presente di pop digitale in cui l’ascolto medio è assai superficiale. Come vi scontrate con questo paradosso? Perchè la vostra musica è tutto tranne che da ascoltare per divertimento…
“Iniziamo dal nome, Verganti significa “Coloro che vergano” e noi vogliamo appunto usare la verga della buona musica e della cultura per combattere l’attitudine “usa e getta” ormai diffusa anche in ambito musicale. Se pensiamo ai grandi album degli anni ’70 (dai Genesis ai Deep Purple), erano fatti per essere ascoltati, consumati lentamente e conservati religiosamente. Non erano “solo” musica, ma veri e propri manifesti culturali.

Il suono anni ’70. Pensate di averlo raggiunto o siete ancora in viaggio?
Per essere onesti, il suono anni ’70, nudo e crudo, non reggerebbe nell’odierno panorama musicale, dove aspetti quali le tecniche di registrazione, il mix e il mastering hanno fatto grandi progressi. Quando si parla di suono anni ’70, ci si riferisce quindi più a un “colore”, un sapore a cui si aggiunge la timbrica di strumenti vintage. Noi quindi usiamo il più possibile i suoni tipici dell’hammond, le chitarre sono Gibson Les Paul vintage o Fender Stratocaster con amplificatore Marshall JVC800, la batteria è acustica (senza loop digitali), gli archi sono suonati usando la campionatura della Vienna Library (per ovvie ragioni di costo…speriamo in futuro di poter utilizzare ensemble vere). Il Missaggio è stato fatto su un mix completamente analogico tipico di quegli anni, ovvero la leggendaria NEVE 5088, considerato uno dei migliori mix al mondo. Siamo quindi sulla buona strada.

E giusto per restare sul tema: che cosa ha significato per voi questo tipo di direzione artistica?
La direzione artistica di fatto è la nostra, essendo Atlas un album auto-prodotto. Sicuramente molto ha fatto il buon lavoro di Fabrizio Argiolas – esperto ingegnere del suono – che ha interpretato al meglio i nostri desideri.

Arriva un videoclip? In poche parole: spiritualità anche nel potere immaginifico della musica o solo nei testi?
Arriverà un videoclip del brano “Diverso”, realizzato dal regista Gigi Morello(batterista dei Verganti). Data la durata del brano (quasi 8 min.), più che un classico videoclip potremmo definirlo un “corto” cinematografico realizzato sia con tecniche di ripresa tradizionali che con immagini in 3D, rappresentative dell’azione degli Alieni.

Ultima domanda che vorrei sottolineaste: il concetto è assai radicato in ogni cosa che fate perché sul palco, i Verganti, sono vestiti con abiti talari… o sbaglio?
È vero. Il nostro vuole essere non solo un’esibizione musicale, ma anche uno spettacolo che, con la musica, i testi, e la scena, possa catapultare l’immaginazione dello spettatore in un passato remoto, quando le più profonde verità esoteriche venivano custodite e trasmesse all’interno delle caste sacerdotali.

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