Due le date al Monk Club per Le Luci della Centrale Elettrica, il progetto musicale di Vasco Brondi.

Il 15 e 16 dicembre, infatti, il tour Con la chitarra e il computer ha fatto tappa a Roma registrando il sold out per entrambi gli appuntamenti, come sta accadendo per gran parte delle date previste nel resto dell’Italia.

E il sold out è comprensibile e, dopo aver visto il concerto, possiamo anche dire più che giustificato per un artista che a Roma ha riempito location come l’Atlantico e che propone ora un progetto totalmente diverso.

Andiamo con ordine. La prima constatazione che ci sentiamo di fare è relativa al Monk Club, locale diventato in poco tempo uno dei poli culturali e musicali più interessanti di Roma dell’ultimo periodo, offrendo una serie di eventi che hanno ospitato e ospiteranno alcuni degli artisti di punta del panorama underground.

La seconda è relativa al concept del concerto di Brondi, che prevede una formazione minimal. Sul palco, infatti, solo lui che imbraccia la sua chitarra acustica e Andrea “Cabeki” Faccioli al computer, sì, ma anche ad altri strumenti e a cui – come dice lo stesso Brondi, scherzando – è stato delegato tutto il “lavoro sporco”.

Il progetto vuole riscoprire l’intimità con il pubblico e il guardare i presenti negli occhi, quasi uno ad uno.

Lo spettacolo ha inizio, le luci si spengono e una voce invita a spegnere i telefoni o a metterli in modalità aereo, proprio come se si stesse davvero per partire per un viaggio. L’idea è di permettere alle persone di godere fino in fondo di questa atmosfera di vicinanza e calore, in un concerto che in realtà è tutto volto al contatto con il pubblico. Tutti seduti: chi sta davanti su tappeti o pouf, chi sta più dietro su divani. Già solo questo fa capire quanto questo concerto sia diverso rispetto al solito.

Si dice che in silenzio si vedano meglio le stelle cadere” conclude la voce. E si comprende fino in fondo quale sarà il mood della serata.

La performance alterna brani tratti dall’album Costellazioni – ultimo del cantautore e che viene eseguito praticamente tutto – ad altri storici come Piromani e Stagnola dall’album Canzoni da spiaggia deturpata del 2008;  Cara Catastrofe e L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, entrambi dall’album Per ora noi la chiameremo felicità del 2010, ma anche C’eravamo abbastanza amati dall’omonimo EP del 2011.

La sensazione, però, è che la serata sia all’insegna della libertà di espressione e che questa voglia di intimità permetta al cantautore di mettersi a nudo completamente, giocando spesso con il pubblico, raccontando dei propri brani e concedendosi la possibilità di condurre lo spettacolo esattamente nel modo in cui vorrebbe. Un live basato sulla semplicità, sull’eliminare quella distanza fra palco e pubblico che spesso si crea quando i concerti diventano troppo grandi. E il pubblico ripaga partecipando,  mostrando tutta la presenza e l’affetto che prova per l’artista, cantando le canzoni insieme a Brondi e facendo i cori senza nemmeno che venga loro chiesto.

Tutto è più informale, come una bella serata fra amici ed amiche intime. E Vasco Brondi questo lo sa e forse era proprio così che se lo immaginava questo spettacolo quando l’ha pensato, perché oltre a condurre il tutto in modo tranquillo, senza fretta, assaporando e lasciando assaporare ogni istante, sembra considerarlo anche un momento per poter fare esattamente lo spettacolo che vorrebbe. Ecco che allora fra un brano e l’altro ci si sofferma a leggere Pierpaolo Pasolini (uno scritto tratto da Poesie Mondane), ma anche un brano di Federico Fellini. E poi una cover di Amandoti dei CCCP – Fedeli alla linea, prima della quale Brondi racconta che Giovanni Lindo Ferretti l’ha scritta per la nonna, perché si era reso conto che non c’era nessuna canzone delle sue che potesse piacerle e questa sicuramente poteva capirla di più di Spara Jurij; ma anche una bella versione de I provinciali dei Baustelle, totalmente riarrangiata e – come avverte lo stesso Brondi – forse irriconoscibile: più lenta, pacata, soft. Questo probabilmente il filo conduttore della serata, l’atmosfera delicata, che ci fa riscoprire un Vasco Brondi forse più introspettivo degli ultimi concerti, in una veste che – dobbiamo dire – ci piace molto e forse è quella che più gli calza.

Il concerto riesce a strappare emozioni, risate e sorrisi. Il pubblico è stregato da quello che avviene sul palco e lo spettacolo è quasi teatrale, con le canzoni suonate così come sono nate, genuine e raccontate nella loro semplicità. Quando Brondi e Faccioli scendono dal palco, a fine concerto, la sensazione è quella di aver avuto la possibilità di sbirciare da una porta aperta su un mondo interiore e profondo, fatto di note, poesie, storie, libri e passione. Il pubblico non vuole ancora andar via e chiede il bis, che arriva con i due che tornano sul palco per eseguire La Terra, L’Emilia, La Luna  e Questo scontro tranquillo dall’ultimo album Costellazioni e Per combattere l’acne da Canzoni da spiaggia deturpata.

Un live davvero intenso (e denso), che ci permette forse di ritrovare il Vasco Brondi originario, da cui traspare genuinità, scevro del superfluo e ricco di voglia di trasmettere. Al pubblico arriva tutto questo e tanto altro, perché si sa che quando togli il superfluo rimane solo l’essenza, che è quello che conta davvero.

Scaletta

I Destini Generali
Cara Catastrofe
L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici
Firmamento
Macbeth nella nebbia
Amandoti (cover)
Una cosa spirituale
I Sonic Youth
Stagnola
Le ragazze stanno bene
Un bar sulla via lattea
I provinciali (cover)
Ti vendi bene
C’eravamo abbastanza amati
Padre nostro dei satelliti
Quando tornerai dall’estero
Piromani
40 km

Encore
La Terra, L’Emilia, La Luna
Per combattere l’acne
Questo scontro tranquillo

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