MarziaStano6

Alla faccia di chi dice che gli artisti odierni la gavetta non la fanno più.

Mettiamo il caso tu sia nata con un’incredibile fortuna: una dote canora ed interpretativa come pochi.
Mettiamo anche che tu sappia individuare questo dono in te sin dalla tenera età, ed inizi a coltivarla presto, studiando arte, creando arte, sperimentando arte.

Se a questo ci aggiungiamo che con la suddetta arte inizi a girare lo stivale prima ed il mondo poi, partecipando a concorsi nazionali (nei quali riesci sempre a farti notare positivamente) e suonando a festival del calibro dello Sziget… ecco, dall’addizione delle variabili appena elencate potremmo tirar fuori come risultato il nome di UNA.

Una chi?, vi starete domandando. Di certo non intendo una a caso. Io parlo proprio di “UNA”, al secolo Marzia Stano, cantautrice pugliese – d’adozione, ma ascoltandola l’imprinting emozionale di quelle terre trapela eccome – classe 1982 che avremo il piacere di vedere ed ascoltare il prossimo 27 novembre in diretta su Rai Uno: per l’occasione calcherà nientepopodimeno che il palco dell’Ariston.

Eh sì, perché, in linea con il concetto di cui sopra, UNA è in gara per accedere alle finali di Sanremo Giovani. E noi di 100Decibel non potevamo non intervistarla.

1 – Ciao UNA,
è un piacere per me poterti fare qualche domanda; lo so che una brava giornalista dovrebbe mantenersi il più possibile distaccata e superpartes, ma so anche che di cosa una brava giornalista dovrebbe fare non me ne importa un accidente, e allora te lo dico: mi piace tantissimo quello che fai! Amo la tua voce e il modo in cui la moduli, amo i tuoi testi ricercati e la musica che fa loro da cornice. M’interessa conoscere il tuo background: che musica ascolti oggi, e cosa ascoltavi anni fa? A chi ti ispiri, sempre che tu abbia un preciso punto di riferimento artistico?

Mentre rispondo a questa intervista ho Debussy nelle cuffie, ma questa notte mi sono addormentata con i Radiohead 🙂 Solo per dire che ascolto tutto ciò che riesce ad emozionarmi, senza distinzione di genere o epoca. Da piccola m’innamorai della vocalità di Sinnead O’Connor e credo che il suono della sua voce sia rimasto un po nella mia memoria acustica. https://crcom.livejasmin.com/pu/fs/?pstool=300_17&psid=ed_pn16tube&utm_medium=partner&utm_source=yei&category=girl Adoro la sua timbrica, quel suono così istintivo, sensuale e intenso, tutt’altro che “impostato”. Quando devo comporre una musica invece penso ai Beatles, unici e geniali nella loro capacità di architettare composizioni anche complesse ma giungere al pubblico in maniera “scanzonata” ed essenziale. Se invece devo confrontarmi con un foglio bianco e cominciare a scrivere un testo, metto su un disco di Fabrizio De Andrè, Rino Gaetano, Lucio Battisti, Luigi Tenco o Piero Ciampi. Dagli anni ’70 ai ’90 gran parte del cantautorato italiano ha prodotto dei veri capolavori.

2 – La tua versatilità traspare dalla scelta dei temi che tratti: canti di romanticismo e d’Ilva, di omosessualità e di “Scopamici” (che è proprio il titolo di un tuo pezzo). Come nasce in genere un brano di UNA? Quanto c’è di autobiografico nelle tue canzoni, e quanto invece è pura creatività? Voglio scoprire la genesi dei tuoi brani, come nasce l’esigenza di raccontare al mondo qualcosa che ti porti dentro, di regalare a chi ascolta un po’ di Marzia

Ho iniziato a scrivere sin da piccola, la musica e la scrittura per me hanno sempre rappresentato una via di fuga e un luogo dove stare bene, dove la rabbia, la tristezza, un’amore non corrisposto, la disoccupazione o la mancanza di prospettive, potevano diventare attraverso il gioco dell’ironia e della melodia cose meno spaventose, e di questo universo fanno parte canzoni come Fuori sede, Sotto il Cielo dell’Ilva, Non è colpa delle Rose, Qui ed Ora per esempio. Poi ci sono canzoni come Scopamici o Mario ti amo dettati dalla mia parte più allegra e spiritosa. In Come in cielo così in terra il mio secondo disco, ho preso le distanze da me e raccontato storie di altri personaggi, riuscendo ad allontanarmi da una scrittura autobiografica che invece ha caratterizzato principalmente il primo disco ( Una Nessuna Centomila ), ma ecco il punto di vista è sempre il mio. Il fatto stesso di scegliere di raccontare storie come un’adolescente che si innamora di una donna molto più adulta di lui come in Professoressa, o di trattare determinati argomenti come l’ omofobia, l’emigrazione, l’amore per la propria terra, è di per sé una scelta molto personale.

3 – Hai cantato quel brano meraviglioso che è “Il lavoro” di Piero Ciampi, rivisitandolo in una chiave folk-rock dal sapore attuale, così come attuale è il testo di una canzone che è stata scritta mezzo secolo fa ma risulta sorprendentemente adatta a descrivere la situazione che stiamo vivendo. Come mai hai voluto reinterpretare proprio questo pezzo? Sei consapevole che molti dei tuoi coetanei, ahinoi, probabilmente non sanno nemmeno chi sia Piero Ciampi? Ho apprezzato molto la scelta, che m’ispira una domandina curiosa. Mettiamo il caso opposto: quali tue canzoni ti piacerebbe fossero coverizzate e da chi? A chi affideresti i tuoi pezzi a cui sei maggiormente affezionata?

Wow, è la prima volta che mi si porge questa domanda. Ok, fammi sognare un po’…Sarebbe bellissimo se Sotto il cielo dell’Ilva fosse reinterpretato da Fiorella Mannoia, Amare stanca da Nada, Scopamici da Daniele Silvestri e se fosse ancora vivo, Mario ti amo da Rino Gaetano!

Io invece ho scelto di “coverizzare” il Lavoro di Piero Ciampi perché era tempo che desideravo scrivere un brano che esprimesse il turbamento della mia generazione che oggi fatica a trovare un’occupazione, della precarietà costante in cui traballiamo tra un lavoro di fortuna e un altro. Ma non volevo trattare il tema in maniera “pesante”, avevo bisogno e voglia di sdrammatizzare una condizione che io stessa vivevo sulla mia pelle, quella di una neo laureata disorientata e disoccupata. Così ho pensato di riadattare un vecchio brano degli anni 60 scritto e interpretato da Ciampi, che trattasse lo stesso argomento, perché sapere che mezzo secolo fa la situazione sociale italiana era esattamente uguale, riusciva a farmi apparire il tutto abbastanza grottesco e a tratti addirittura romantico.

4 – Non posso non domandarti di Sanremo Giovani, voglio che mi racconti tutto quello che ti passa per la testa: come è nata l’idea di tentare, se si tratta di un sogno che covavi da tempo o un’esigenza nata di recente e cosa ti aspetti da quest’esperienza importante.

Scrivo canzoni e canto in italiano da quando ho iniziato a fare musica, sarei bugiarda se ti dicessi che non covavo questo sogno da tempo. Questo è il terzo anno consecutivo che ci provo. Ma se ho aspettato tanto credo sia perché adesso mi sento davvero pronta ad affrontare un palco così importante, per gestire emotivamente tutto ciò che può generare un’apparizione televisiva di quella portata. Ho quindici anni di gavetta alle spalle, due dischi pubblicati come solista, e più di mille palchi di esperienza. Non sono una persona da “gratta e vinci”, con me non funziona, non ho mai vinto nulla alle lotterie, ottengo dei risultati solo quando sono io stessa a crederci davvero, ad avere la sensazione di meritare ciò per cui sto lavorando duramente.

5 – Ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso. Lascio a te l’ultima parola: saluta i tanti che ti conoscono e ti seguono (quelli che il 27 novembre, davanti allo schermo, faranno il tifo per te… me compresa!) e convinci i pochi che ancora non sanno chi è UNA a rimediare (fate ancora in tempo a regalarvi questa bella scoperta).

Grazie a te per le domande accurate e originali, grazie a chi mi segue da tempo per la costanza e fiducia, non sarei arrivata fin qui senza l’amore e la perseveranza delle persone che hanno sempre creduto in me. Ma in questa occasione, il grazie più emozionato lo rivolgo proprio a chi non mi conosce ancora, perché se ho trovato il coraggio e il desiderio di partecipare a Sanremo, è proprio per arrivare a tutti loro 🙂

In bocca al lupo, Marzia! Ad maiora!

Viva il lupo sempre.

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