Sono stati due grandi concerti quelli andati in scena il 17 e il 18 luglio a Umbria Jazz. Due concerti che, col potere della musica, hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, a 50 anni fa, ovvero nel momento in cui stava nascendo un nuovo genere musicale che, successivamente, sarebbe stato indicato come progressive.
Stiamo ovviamente parlando del concerto di Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, col suo progetto Saucerful of Secrets che prende il nome dal titolo del secondo album della band (A Saucerful of Secrets) uscito nel 1968 e di quello dei King Crimson che, col tour Celebrating 50 years, intendono appunto celebrare l’uscita del primo iconico album In the Court of the Crimson King, una pietra miliare del rock, nonché la nascita della band stessa.

Nick Mason’s Saucerful of Secrets

Nel primo concerto (anticipato dal set dell’esuberante e scenografica bassista americana Nik West) è stato proposto al pubblico un repertorio che è più raro vedere eseguito dal vivo, con brani riconducibili al primo periodo dei Pink Floyd. A eseguirli, oltre ovviamente Nick Mason alla batteria, è stata chiamata la formazione d’eccezione dei Soucerful of Secrets, composta da Guy Pratt (che, oltre ad altre importanti collaborazioni, ha in un certo senso rimpiazzato Roger Waters nei Pink Floyd dopo l’abbandono di quest’ultimo) al basso, Gary Kemp (ex Spandau Ballet) e Lee Harris (ex Talk Talk) alla chitarra e Dominic Beken alle tastiere.
I brani in scaletta: Interstellar Overdrive / Astronomy Domine / Lucifer Sam / Fearless / Obscured by Clouds / When You’re In / Remember a Day / Arnold Layne / Vegetable Man / If / Atom Heart Mother / The Nile Song / Green Is the Colour / Let There Be More Light / Childhood’s End / Set the Controls for the Heart of the Sun / See Emily Play / Bike / One of These Days (che sarebbe stato l’ultimo brano, se il pubblico accalcato sotto palco non avesse richiamato gli artisti sulla cena) A Saucerful of Secrets Point Me at the Sky (entrambi nell’encore), il tutto per circa due ore di grande musica. 

Nik West

King Crimson

Questo cartello, posizionato in bella evidenza a entrambi i lati del palco è il motivo per cui non vi proponiamo alcuna immagine del concerto (pur non essendo ovviamente d’accordo con tale scelta, non abbiamo preso in considerazione alcuna altra opzione che non fosse rispettare la volontà dell’artista).
La richiesta a voce fatta al pubblico è stata “mettete via i cellulari, filmate con gli occhi, registrate con le orecchie, immergetevi nella musica”. Tutto è stato incentrato sulla musica: nessun effetto di scena, luci fisse e bianche (salvo diventare gradualmente rosse durante l’ultimo pezzo Starless, per poi tornare di nuovo bianche con l’encore 21st century schizoid man). Tre batterie (Pat Mastellotto, Jeremy Stacey e Gavin Harrison) in prima fila e dietro, rialzati, Mel Collins (sax e flauto), Tony Levin (basso e chapman stick), Jakko Jakszyk (chitarra e voce) e, quasi relegato in angolo in una sorta di studio, colui che da sempre è l’anima dei King Crimson, l’unico elemento comune alle tante formazioni che si sono negli anni raccolte sotto questo nome: Robert Fripp (chitarra e tastiere). Nessun fronzolo quindi, ma tanta musica, ben oltre due ore di concerto interrotte solo da una breve pausa.

In the Court of the crimson King

In scaletta ovviamente brani da In the Court of the Crimson King, (l’album di esordio dalla cui uscita si cui si celebrano i 50 anni), cominciando da Moonchild, per poi passare al The Court of the Crimson King, a Epitaph fino a 21st century schizoid man nell’encore, ma anche molti altri brani che spaziano nella vasta produzione del gruppo, tra cui, in chiusura, la bellissima Starless.


 

 

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