La seconda serata dell’UFF ha un centro di gravità vesuviano. La prima parte vede infatti Fausto Mesolella (già chitarra degli Avion Travel) e Raiz (voce storica degli Almamegretta) presentare il loro progetto di rileggere la musica napoletana (non poteva mancare Nun te scurda’), arricchendola ovviamente delle molte contaminazioni che i due musicisti portano con sé, (progetto raccolto nell’album Dago Red). La voce di Raiz è suggestiva come sempre e Mesolella, sicuramente uno dei chitarristi più talentuosi in circolazione, intesse un’architettura sonora che fa dimenticare di assistere ad un concerto chitarra e voce.

Il fil rouge partenopeo conduce a Sandro Joyeux, artista franco-napoletan-cosmopolita che propone un “giro del mondo in un concerto” con la sua musica eclettica e poliglotta ad elevato dosaggio reggae, per poi ritornare a Napoli con l’omaggio a Pino Daniele Je suis fou (Je so’ pazzo). Joyeux coinvolge, diverte, fa cantare e ballare, ma senza cadere nella frivolezza (l’indomani porterà la sua musica nel carcere).

A mezzanotte scatta l’ora del ballo scatenato e sono i Malandragem, col loro mix di reggae funk rock in salsa brasiliana, a stillare fino all’ultima goccia di sudore dal pubblico rimasto.

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