Diamo il benvenuto ad un duo davvero privo di etichette e assai poco ligio ai “compitini” per casa che, come giustamente ci fanno notare, chi fa (o vuol tentare di fare) arte dovrebbe assolutamente ignorare le regole dei “compitini per casa”. E di certo questo disco ci regala bellissime sensazioni di libertà che vorremmo prendere a bandiera, fosse solo per un giorno, di quanta libertà di buon gusto e di buon livello ci sia oggi nella nuova musica italiana. Un duo che si modula e si contamina all’occorrenza e senza filtri quello di UBBA BOND, all’anagrafe sono Guglielmo Ubaldi e Andrea Bondi, che approda ad un disco davvero molto molto interessante dal titolo “Mangiasabbia”. E, lasciando perdere le etichette, dentro ci ho vissuto di tutto perché è con la vita personale che si fa i conti fin dal primo ascolto: la metropolitanità del ferro e delle infrastrutture, la periferie e le abitudini, l’estro folle di un teatrante, i colori accesi e il bizzarro non convenzionale che ormai raramente incontriamo per strada… ma anche la canzone d’autore che passerebbe per radio o quella che starebbe bene ai festival indie. E non si possono dimenticare i suoni che infastidiscono e quelli che coccolano le abitudini. E poi la semplicità di una voce che, ripetiamolo ancora, se ne infischia dei “compitini per casa” restando sempre e comunque figlia coerente di un disco di mille generi e tante facce di verità. Perché la verità non vuole compromessi e maschere. E attenzione: il fatto che sia disponibile anche in vinile, finalmente, ci dimostra quanto l’attenzione all’ascolto sia dovuto, richiesta e imperante… ma anche l’estetica non manca all’appello. C’è tutto… e tutto questo per noi è molto “rock”!!!

Noi parliamo spesso di “rock” e non solo per riferirci al genere musicale ma anche e soprattutto per parlare di quel certo modo di pensare e di vivere la musica. E penso che questo disco, in tal senso, sia veramente molto “rock”. Voi che ne dite?
…che è un disco fatto in totale libertà creativa, senza restrizioni di alcun genere. Forse dovremmo andare oltre alle etichette quando parliamo di musica, iniziando a misurarne il valore in base al grado di idiosincrasia rispetto agli schemi consolidati. C’è questa scena in “Paura e Delirio a Las Vegas”…H.S. Thompson (Johnny Depp) sta guidando strafatto nel deserto con una macchina della polizia alle calcagna e ad un certo punto, nel tentativo di seminarla, ha un’idea geniale: mette la freccia a sinistra e gira a destra, con la certezza che funzionerà. Ovviamente non funziona, ma quello che conta davvero è che era una splendida idea e che lui ci ha creduto a tal punto da metterla in pratica.

Beh e parlando di rock vero e proprio io ci trovo tanto di un certo Iggy Pop o di quella scena molto rugginosa di Bowie. Siete d’accordo?
Gabriele “Gab” Tazzari (che si è occupato dell’elettronica) è un fan sfegatato di Bowie, perciò sarà sicuramente contento del fatto che tra le righe hai intravisto il Duca! Con Iggy Pop invece abbiamo in comune gli addominali.

Questa voce molto poco incline ai “compitini per casa” – cosa che trovo affascinante ha con sè anche un significato che si lega al disco?
L’arte non ha nulla a che fare con i “compitini” (a meno che non si tratti di dargli fuoco). Ciò detto, non siamo in grado di sapere se siamo riusciti nell’intento di fare qualcosa che abbia un reale valore artistico o meno (sarà il tempo a dirlo, sarà il pubblico a deciderlo), ma possiamo andare fieri del fatto che non siamo mai scesi a compromessi con le nostre idee: la vita è troppo breve per fare quello gli altri vorrebbero tu facessi.

“Mangiasabbia” lo presentate come un disco malinconico… eppure c’è tantissima ironia. Ha ragione chi dice che per far bene l’ironia bisogna provare “tristezza” dentro?
Sei stato un bambino felice oppure sei un adulto divertente? E’ una frase che abbiamo letto da qualche parte, forse è vera.

“Filo interrotto”: parliamo di questo singolo. Dite: “Un fiume entra in un bar e chiede un caffè…”. Il barista che risponde?
Il solito?

Comments

comments