Articolo di Luca Secondino – Foto di Alessia Dessì

Sabato 13 dicembre, all’Atlantico di Roma, doppio appuntamento con due band di Pordenone che stanno conducendo un tour realmente fianco a fianco.

I primi a suonare sono i Sick Tamburo, nati dai Prozac+ Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio. Distorsioni e passamontagna, testi amari e crudi, ritornelli martellanti e sarcasmo noir, basi elettroniche e ritmi incalzanti, in questo modo la band propone, con sound potente e spesso aggressivo, una scaletta di più di un’ora. I brani sono estratti sia dal primo omonimo album, come Dimentica, Il mio cane con tre zampe, Prima che muoia ancora, sia dal secondo A.I.U.T.O. come il singolo La mia mano sola e Aiuto Tamburo. Dall’ultimo Senza Vergogna, invece, ascoltiamo Qualche volta sorrido anche io, Quando bevo e Il fiore per te con la partecipazione di Davide Toffolo.

I Tre Allegri Ragazzi Morti suonano senza posa, creando uno spettacolo intenso e leggero allo stesso tempo. Come ad ogni loro concerto, mettono in fila un successo dietro l’altro, con il pieno appoggio del pubblico romano, teschi di diverse generazioni. Una performance ricca di dialogo e di sound ricercato, specialmente nelle parentesi dub di La mia vita senza te, La faccia della luna e Puoi Dirlo a tutti. Poi Il principe in bicicletta, Occhi bassi, Il mondo prima che per poco non fa esplodere le gole di tutti, La ballata delle ossa, Alle anime perse, Signorina Primavolta, Ogni adolescenza, e non siamo neanche a metà della scaletta.
Inevitabile il duetto con Gian Maria Accusani dei Sick Tamburo su Prova a star con me un altro inverno a Pordenone, mai occasione fu più propizia.
Inventori, attori protagonisti e scopritori della musica italiana indipendente, i Tre Allegri Ragazzi Morti presentano anche un nuovo pezzo sull’attuale scena più o meno underground della nostra musica, citando molti tra i loro colleghi, come i Ministri e le Luci della centrale elettrica.
Dopo più di due ore e mezzo di musica, la serata si conclude con La tatuata bella e un festoso inchino collettivo pieno di maschere.

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