Non sono una grande fisionomista e sono anche un po’ miope per cui quando ho conosciuto, abbastanza per caso Nic (anzi Nicholas) Cester, a Berlino qualche anno fa, già con i capelli in crescita e la barba, ho fatto fatica a collegarlo subito ai Jet, anzi il loro nome è venuto fuori a chiacchiera già iniziata. Forse la sua trasformazione fisica già lasciava presagire cosa stesse bollendo in pentola anche se non erano ancora chiari i contorni di questa nuova strada che stava intraprendendo, immagino che lui per primo stesse ancora elaborando ed esplorando qualcosa di nuovo. Già parlava bene in italiano e mi piace pensare che questo richiamo partito dal lago di Como, che dice di amare tanto, sia stata la molla che lo ha poi convinto a lasciare la Germania, che sicuramente lo avrà stimolato molto creativamente, per venire qui a dare la forma finale al suo primo album da solista, Sugar Rush.

I Jet li conoscevo, ma in modalità shuffle se così si può dire, non li ho mai visti dal vivo ne posso dire di conoscere a fondo la loro discografia, ma sapevo bene quanto successo avessero avuto a loro tempo. La fortuna di trovarsi in un determinato giro nel mondo della musica ha portato sicuramente Nic ad avere accesso al meglio che ci sia sulla piazza, e registrare l‘album con i Calibro 35 credo sia stato il massimo per questo progetto. Non è da meno la band The Milano Elettrica, con lui nei live (anche se Adriano Viterbini… “aò è de Roma eh!”) ed è un enorme piacere veder suonare con questa sinergia dei musicisti che in teoria avrebbero solo dovuto accompagnarlo.

Un preambolo un po’ lungo per parlare del live di ieri al Monk di Roma, ma necessario perché credo che questa introduzione sia il report stesso del live. La sua bravura e intensità parlano da sole, anche un passante occasionale se ne accorgerebbe, la differenza però oggi la fa il modo in cui ha deciso di mettere insieme quanto vissuto fino ad ora. A fine concerto viene voglia di comprare Sugar Rush perché li dentro c’è tutto il valore della sua esperienza, al netto del calcolo della ricerca a tutti i costi della hit, cosa a cui magari era abituato nella sua vita lavorativa precedente. Questo approccio più intimo sprigiona un senso di libertà artistico di un certo spessore, unito alla maturità di chi sa di avere talento ma vuole mettersi alla prova perché solo chi decide di farlo sa che approfondire una dote può portare verso terreni molto interessanti che meritano di essere battuti.

Il concerto di ieri apriva come prima data il suo tour, il mood generale sembrava comunque rilassato, The Milano Elettrica era li per lui e lui si sentiva chiaramente al sicuro e felice di averli sul palco, l’idea della doppia batteria rende ancora più particolare tutta la situazione, fra una strizzata d’occhio agli anni Settanta e un pizzico di psichedelia, che non guasta mai. Di certo Nic ha dato tutto se stesso, ma non credo sia abituato a fare mai meno di così. Il tutto è durato più di un’ora, il repertorio si sta costruendo su basi solide e la risposta del pubblico è di netto entusiasmo ed empatia, infatti il Monk era pieno, e meno male, perché sarebbe stato un vero peccato perdersi questa occasione.

Se queste sono le premesse, non possiamo che augurarci di vedere sempre più date aggiungersi al suo tour, se lo merita, anzi, se lo meritano!

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