Un titolo che riprendiamo dal disco d’esordio di Tommaso Talarico, calabrese di nascita, toscano di vita. Il suo primo disco è “Viandanti. Canzoni da un tempo distante” pubblicato dalla RadiciMusic. Lui che finalmente esce allo scoperto dopo aver covato le sue scritture per tutto questo tempo. Quella del viandante, come anche come quella del pellegrino sono figure che portano con se tanta poesia e Talarico si fa osservatore e disegnatore della vita che scorre attorno in questo pop d’autore molto raffinato, maturo e classico nella produzione. Suoni e soluzioni che però, ad annusare bene, hanno un retrogusto di rock classico, di quello scorrevole on the road, di quello che fa bene alla fantasia e ai tramonti. Ma non facciamoci illusioni: il disco di Talarico non è solo estetica di belle melodie, ma culla dipinti d’autore molto raffinati come “Sud” o “Eolie” in cui si nasconde una splendida citazione che rimanda a Tenco. Dal video ufficiale del singolo “Il tempo delle favole” avremmo potuto chiedere di più ma in fondo è un esordio… e a noi va bene così.

Noi parliamo di rock dunque ad un cantautore classico come te chiedo: quanto e cosa hai preso dal rock?
Beh, abbastanza direi, più di quanto non si senta in buona parte delle canzoni del disco. Ho ascoltato il rock fin da ragazzo, anche se era quello che oggi definiremmo mainstream. Come tutti avevo in casa i dischi dei Beatles, poi più in là ho scoperto i Pink Floyd e poi tutto il rock americano. Ricordo che chiesi ai miei di regalarmi un’armonica a bocca perché mi ero innamorato dell’assolo di Bruce Springsteen in ” Tougher than the rest”. Certamente la canzone d’autore italiana ha legami profondi con il folk rock di importazione americana, oltre che con gli chansonnier francesi. ” In nome di Dio”, ” Storia di Lillo”, ” L’amore di sé”, per dirne alcuni, sono pezzi in cui si avverte, credo, quell’influsso.

Questa domanda perché, nell’anima, io penso che ci sia tanto rock anche dentro una canzone d’autore, anche dentro un brano acustico ed intimo come “Eolie”. Che mi dici?
Sono d’accordo con te. Del resto ho sempre pensato al rock più come a una filosofia che non a un genere confinato dentro certi ritmi e sonorità. Senz’altro è un modo affascinante di vedere le cose. Se ci pensi bene oggi il rock, benché molti continuino a ripetere che è morto, puoi ritrovarlo disperso in mille rivoli, nella contaminazione di altri generi.

Parliamo di “Sud”. Che rapporto hai con il tuo sud ma soprattutto con questa tematica che ancora crea scissioni e crepe sociali?
Io amo molto la mia terra, ma l’amore non può essere confinato nella banale difesa delle proprie origini solo perché lì abbiamo le nostre radici. Il vero amore deve saper raccontare le contraddizioni. Il mio Sud è capace di altissimi sentimenti umani e grande ferocia al tempo stesso, sa splendere di bellezza e un attimo dopo violentare quella stessa bellezza. E’ quello che ho cercato di raccontare in questa canzone, che ho scritto tempo fa e a cui sono molto legato, partendo da un episodio di cronaca realmente accaduto. Devo dire che negli anni le cose stanno cambiando. Al Sud è nata una grande coscienza civile, ci sono persone che lottano ogni giorno per affermare legalità e cultura in realtà spesso complesse. E’ doveroso ricordarlo.

E ascoltando la divertente “Alla facoltà di lettere e filosofia” devo dire che ti lasci andare anche a commenti politici… non è così? Parliamone allora di politica… che rapporto hai con la politica?
Suppongo tu ti riferisca all’incipit della canzone, con il tizio che parla di economia e ” politica di stampo liberale”. Quello voleva solo essere un modo paradossale di introdurre una storia ironica, in una canzone fondamentalmente giocosa e molto personale. Ero seduto su una panchina e ascoltavo questo ragazzo, ripetere continuamente quei concetti. Pensai che potesse essere un buon inizio per il pezzo. Per tornare alla tua domanda, posso dirti che sono cresciuto in una famiglia molto impegnata politicamente, e ho sempre seguito con interesse la politica. Recentemente mi è capitato di leggere un bel libro di Simone Lenzi, intitolato ” Per il verso giusto ( piccola anatomia della canzone)”, il quale sostiene che tutte le canzoni , anche quelle che parlano d’amore, siano sempre canzoni politiche. E’ un’opinione interessante, che mi sento di condividere abbastanza.

Traendo spunto dalle favole che ricorrono in questo singolo di lancio, non pensi che ci sia un messaggio sociale assai forte in questa canzone? Forse voluto, forse no… ma di sicuro penso alle favole e alle maschere guardandomi attorno… pensando anche alla politica… che mi dici?
Si, è così, anche se nella canzone la realtà viene filtrata attraverso il paradosso e l’ironia, per non dire l’assurdo. Devo dire che ci sono parti di questo pezzo in cui non mi ritrovo più, un po’ qualunquiste probabilmente. Oggi la riscriverei in modo diverso, la riaggiornerei. Il mondo è cambiato, alcune mie convinzioni anche. E’ la vita.

Nelle favole trovi un rifugio o una trappola?
Possono essere entrambe le cose. Quando voglio stare bene rileggo le fiabe di Italo Calvino, oppure “Le città invisibili”. Le favole possono essere un bel grimaldello per svelare la realtà, perché si prestano, con tutti i loro personaggi, a tante interpretazioni simboliche. Però non si può restarne prigionieri, ecco. Alice nel video resta intrappolata in un mondo assurdo e per niente accogliente, se ci fai caso. Non riesce più ad attraversare lo specchio. Lì finisce la canzone ma probabilmente comincia per Alice una nuova avventura, visto che sarà costretta a crescere per affrontare la vita.

Un nuovo video? Cosa bolle in pentola?
Tra pochissimo uscirà il video di un nuovo pezzo, sospeso tra rock ed elettronica. E’ una canzone forte, la ritengo ” politica” nel senso più alto del termine.

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