Stefano Todisco torna in scena e con lui sicuramente possiamo parlare di rock… per come ovviamente intendiamo noi il rock. E in questo nuovissimo disco dal titolo “Songs for the Present Time” che firma con l’immancabile moniker Tobia Lamare, troviamo tantissimo rock (con e senza virgolette) che proviene da nobili antenati, da mondi che hanno scavato fondamenta solide per ogni capanna o grattacielo di la da venire. Dai Beatles a Dylan passando per le tinture moderne di elettronica e di quel certo modo industriale di pensare al folk che abbiamo oggi la cui sintesi probabilmente potrebbe giustamente trovarsi dentro il singolo “Dada” . Un disco di antichità moderne, un ascolto che troviamo anche in vinile – ovviamente potremmo aggiungere conoscendo la sua grande passione per questo supporto. Tobia Lamare ci regala tracce di intima rivoluzione, di quando la vita passa oltrepassa una linea e ne calpesta un’altra… proprio in questo momento si ha bisogno di quel silenzio e quel suono di casa.

Noi parliamo di rock e non solo. Le deriva di questa parola sono tante come quel significato che ha, tutto spirituale di come si sta al mondo e si fa musica. E penso che questo nuovo disco di Tobia Lamare sia un disco di grande rock… non trovi?
Grazie del complimento! Sicuramente la parola rock contiene diverse sfumature. E’ il principio della musica contemporanea perché il rock nasce con l’elettricità degli amplificatori per chitarra, con il cono rotto da Bo Didley, con la saturazione di Chuck Berry. Dal punk alla elettronica siamo tutti figli di quel momento, di quelle valvole. La parola Rock per me conserva ancora il significato di libertà di espressione.

È come se dal mondo che hai visitato, nel quale hai suonato, ti fossi riportato solo gli strumenti per capire meglio il tuo… quell’America dei grandi classici non ti abbandona mai… cosa mi rispondi?
Sono un accumulatore seriale di musica, nel senso che tutto quello che metto nel mio scaffale dei vinili poi rimane con me. Ascolto di tutto e sono onnivoro. Ho una grande collezione di colonne sonore ma anche di soul e rock. La new wave è stato il mio primo amore e mi ha fatto arrivare all’elettronica e alla musica sperimentale. Rimango comunque e ipnotizzato da Dylan, e Springsteen e la mattina ho bisogno di fare colazione con Otis Redding, Carole King e Jackson Browne insomma con un po’ di blues e derivati.

Belle soluzioni di fiati. Almeno due i momenti che mi hanno riportato in una scena soul quasi gospel… non riesco a capire se questo elemento ti ha contraddistinto sempre o lo trovo “nuovo” per questo disco… aiutami…
Dopo vent’anni a selezionare 45 giri di soul music ho sentito l’esigenza di inserire i fati sulle mie canzoni. Così ho inserito le sezioni fiati già dal disco precedente “Summer Melodies”. Ovviamente è strano per un chitarrista immaginare la linea melodica dei fiati, ma ho due grandi perfomer (Alessandro Dell’Anna e Dario Stefanizzi) pronti a soddisfare le mie richieste.

La nuova nascita porta un brano come “My Flavia”. Alla nuova vita restituisce la forma di una canzone dai tratti assai antichi. Perché?
Perché nasce con l’idea di una ninna nanna, ma Flavia è più rock n roll di quanto sia stata la sorella maggiore per quanto riguarda gli orari notturni. Era una caldissima notte di luglio ed ho pensato che il suono di quel momento era quello di una chitarra acustica, anche perché non avevo scelta visto che lei finalmente dormiva. Quindi ho fatto questa registrazione in quell’ora di grazia che Flavia ci ha concesso quella notte. In qualche modo è stata lei a decidere come farmelo registrare.

Passato e futuro. Un po’ le linee di questo disco…
Il futuro ha un significato di progresso solo se si tiene conto del passato. La libertà che abbiamo è stata combattuta ed ottenuta con sacrifici e passione. Dovremmo adoperarci anche noi perché abbiamo un mondo malato. Lo dobbiamo a chi ha lottato per noi e a chi abiterà il pianeta esattamente dopo il nostro tempo. Non dobbiamo permettere di fare prendere all’odio il sopravvento sulle nostre vite, in questo momento storico sarebbe un punto di non ritorno.

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