Ecco un disco che noi pensiamo “rock” nel vero senso della parola. Tiberio Ferracane, cantautore di raffinate direzioni francesi per lo più (ci pare di intuire dal suo storytelling sonoro), sforna un disco altrettanto raffinato come “Magaria”, parola siciliana come lui, parola che parla della “magia” di questa vita e del tempo che ci viene concesso. E quindi dentro questo lavoro troviamo inediti e grandi classici legati assieme dal grande filo conduttore che è la vita, sua personale, radici e ispirazioni, mutamenti e rivoluzioni… un disco ampiamente celebrativo della figura di Philippe Troisi musicista e amico di Ferracane venuto a mancare poco prima della pubblicazione. “Magaria” non si chiude dentro le parole semplici. “Magaria” ha bisogno di aria…

Noi che spesso parliamo rock puntando su questa parola il significato primo del sentire e del pensare alla musica. Un modo di viverci dentro. Dunque “Magaria”, secondo te, quanto possiamo definirlo “rock”?

La storia che contiene “Magaria” è rock, ha tutte le caratteristiche per essere definita Rock. L’incontro con Philippe Troisi, musicista di marsigliesi di chiare origini italiane e  cresciuto dai Gitani, è rock. 

Se per rock intendiamo stile di vita e non solo andamenti musicali. 


Sentito in ognuna delle sue parti… anche dentro gli omaggi che in qualche modo hai fatto tuoi. Eppure oggi la musica sembra non dover sentire nulla. Secondo te come sia possibile tutto questo? Come pensi di poter spiegare questo andamento della musica tutta uguale che si muove nei format dentro cui l’uomo sparisce in luogo delle mode?

La voglia di apparire a tutti i costi non fa rischiare ma omologa, e d’altronde, spesso nei contest o Premi in cui la Canzone d’Autore    ( ad esempio)  dovrebbe essere premiata, si preferisce non certo  chi ha cercato nuove strade! 

E dunque una domanda assurda ma geniale: quanti errori ci sono dentro questo disco che noi non percepiamo? Sinonimo di essere umani…

Questo disco è pieno zeppo di errori, è un disco registrato con il concetto analogico. Ci sono scricchiolii di seggiolini e dita che battono il contrabbasso, il respiro che si confonde con lo sfiato della fisarmonica cromatica. 

Io non volevo la perfezione volevo un disco suonato, quasi fosse un live, volevo respirare musica. 


Siciliano che vive a Torino… ma questo disco è molto francese lo sai? Cosa ne pensi?

Le mie origini o meglio le origini dei miei genitori: siciliani nati a Tunisi, paese multi-etnico, per un po’ anche protettorato francese (mia mamma infatti nasce francese), mi ha regalato tanta musica e odore di Francia. Era perciò inevitabile che se ne respirasse l’aria.

 
E di questa copertina? Non riesco a legarla al disco…

Io ancor prima del suo significato mi sono innamorato del suono e sto parlando di “Magaria”, volevo che fosse la protagonista questa parola siciliana che vuol dire incanto incantesimo ma anche maleficio. Quindi i colori volevano solo essere un omaggio ai colori che per me sono la Sicilia, l’Africa il sud della Francia insomma il Mediterraneo. 

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