Una serata sorprendente quella del 24 settembre al Circolo degli Artisti. Anche se, riflettendoci, era facile immaginare una riuscita più che positiva se consideriamo l’accostamento fra una band di rilievo internazionale come i This Will Destroy You Chris King (Chitarra), Jeremy Galindo (Chitarra), Donovan Jones (Basso e Tastiere) e Alex Bhore (Batteria) – e una location come il Circolo degli Artisti, che offre spesso serate di un certo calibro e che di sicuro è fra le realtà romane che maggiormente sono attente a portare sul proprio palco musica di una certa qualità fra quella del panorama indipendente attuale.

Ma ciò che ha colpito della serata non è stata solo l’ottima performance della band post rock, ma anche il gruppo di apertura che è riuscito a dare il via alla serata più che egregiamente.

Stiamo parlando dei Lymbyc Systym, un duo batteria e tastiera formato da Jared Bell e Michael Bell che non solo ha diviso diversi palchi con i This Will Destroy You, ma nel 2009 anche realizzato uno split dal titolo FIELD STUDIES.

La musica del duo è caratterizzata da un’originale fusione fra musica strumentale ed elettronica, come pure estremamente peculiare è la formazione del gruppo che unisce il potente groove della batteria con il sound della tastiera a tratti melodico, a tratti distorto, il tutto addolcito da intro soft spesso realizzate con il glockenspiel. Due musicisti che riempiono il palco di un sound avvolgente, un misto fra una brezza leggera e una tempesta travolgente. Verso la fine della performance fanno il loro ingresso i This Will Destroy You e le due band si amalgamano come ingredienti di un piatto squisito. Il sound si arricchisce di una seconda batteria, del basso e della chitarra e tutto diventa musica. Intorno spariscono le pareti e i confini, la testa si perde e ci si dimentica di dove si è.

Ma la serata è appena all’inizio, ora tocca ai This Will Destroy You, che non mancano di mantenere la promessa (o forse dovremmo dire l’avvertimento) contenuto nel loro nome.

La band, che di recente – precisamente il 12 settembre – ha fatto uscire il suo nuovo album Another Language, nasce nel 2004 ed è di origini texane.

La performance è magistrale e offre atmosfere altalenanti e suggestive, il tutto incorniciato da un pubblico ormai rapito dal sound e perso in paesaggi lontani.

Il post rock che suonano alterna momenti di profonda pace con altri che ti arrivano come una scarica di adrenalina che senza preavviso ti scaraventa in un universo di emozioni, nel bel mezzo di una tempesta di stelle. Un secondo prima ti abbandoni al sogno, quello dopo un risveglio violento, come una primavera dell’anima.

La serata è un continuo crescendo musicale, che raggiunge continuamente vette che credevi irraggiungibili. La band chiude con Quiet, dall’album Young Mountain del 2005, uno dei brani più conosciuti, e sembra davvero la “quiete” dopo la tempesta finché il pezzo non esplode di nuovo in un sound che investe tutto il pubblico e lo sconvolge. Le bocche si spalancano, il respiro si ferma e nessuno può far a meno di farsi avvolgere totalmente dal sound che lo circonda.

Una chiusura che non lascia dubbi sulla grandezza di un gruppo che ha portato sul palco del Circolo degli Artisti una performance di quelle che se ne vedono poche in giro; completa di tutto e che nulla lascia in sospeso, se non la voglia di tornare a vedere un loro live quanto prima.

Si ringrazia il Circolo degli Artisti e il management per la cortese ospitalità.

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