Post rock per l’elettrizzante apertura dei Maserati al Circolo degli Artisti il 10 aprile 2013. La band solo strumentale a quattro elementi di Athens, dalla Georgia degli USA, vanta  la singolare caratteristica del batterista frontman Mike Albanese, ed ostenta per il resto la classica formazione due chitarre più basso. Attivi dal 2000, la dicitura classica si ferma peró alla formazione. Tutto il resto é da scoprire, e la dimensione live è travolgente e fuori dagli schemi. Ritmi pari sostenutissimi a doppia cassa e riff ‘ululati’ nelle distorsioni delle polifonie a due chitarre sono il biglietto da visita che riceviamo stasera. La perdita del batterista Jerry Fuchs, perito a soli 34 anni nel novembre del 2009 in un incidente, non ha fermato la carriera dei Maserati. La svolta verso la psichedelia e lo space rock iniziava nel 2005 proprio con Fuchs che aveva continuato a portare sempre più il sound della band verso lo stile attuale, con la realizzazione di nuovi album già dal 2010.
L’attuale formazione vede Coley Dennis e Matt Cherry alla chitarra, Chris McNeal al basso, Mike Albanese alla batteria.
Giri su giri di loop ipnotici interpuntati da brevi dirompenti assoli ritmici sono il carattere musicale distintivo dei quattro ragazzi arrivati dallo stato che ha dato i natali, oltre alla iconica Coca-Cola, mixata per la prima volta nella soda-fountain di un farmacista di Atlanta, al meglio del rock a stelle e strisce, fin dagli inizi negli anni ’50. Muri di sessione ritmica modernissimi, eppure è impossibile non sentire nelle ‘ossa’ del sound Maserati l’evoluzione partita da un certo gruppo British, tali Pink Floyd
Il tour in Europa ed USA del 2010-2011, e la successiva pubblicazione nel 2012 dell’album Maserati VII con Albanese per la prima volta in batteria, più i sostanziosi contributi di Steve Moore di Zombi al synth ed al mixaggio dei suoni, hanno reso i Maserati sempre più particolari e distintivi. Gli assoli di chitarre non hanno niente da invidiare al synth che dal vivo viene rimpiazzato in un modo assolutamente caratteristico. Ipnotizzati dai Tangerine Dream nelle copertine degli album di Maserati, disegnate a colori psichedelici come negli anni ’70, immersi nell’evoluzione di The Wall, cerchiamo con lo sguardo sul palco un Richard Wright ed un Roger Waters o un Edgar Fröse che non ci possono essere, ma é come se fossero qui in questi 45 minuti densi di sofisticate atmosfere psych.
All’alba delle ventitre passate gli headliners The Soft Moon sparano sul pubblico fitto il primo accordo. Voce iper-riverberata per il frontman Luis Vasquez, autore dei brani nonché chitarrista e tastierista al synth. Il gruppo neopostpunk, se proprio si deve etichettare questo sound selvaggio e raffinato al contempo, arriva da Los Angeles, California dove si é formato nel 2009. Follia e stordimento collettivi prendono il pubblico stipato, salgono in un crescendo esaltante nel brano senza una sola parola, solo un ritmatissimo “ho, ho ho ho” ed urla dosate in falsetto mentre le luci passano al cremisi. Keven Tecon alla batteria, in prima linea (anche lui!) sulla destra del palco fa il suo dovere egregiamente su ritmi puliti e mano ‘pesante’ come ci si aspetta quando arriva il punk. La drum machine a supporto quando entrano i suoni a volte programmati del synth di Vasquez. Obiettivo: rendere sempre più ossessivo il sound, sempre più densi i loop sulle evoluzioni del basso affidato a Justin Anastasi. Abbondanti parti strumentali, pochissime parti testuali, la voce di Luis quando interviene é strumento essa stessa, più spesso suono che parola.
Suoni di macchine impazzite, di catastrofi metalliche, martelli pneumatici in metropoli postmoderne nuclearizzate, apocalissi meccaniche si interrompono bruscamente e la band esce per rientrare dopo nemmeno un minuto alle inevitabili urla di richiamo della sala. Il synth riattacca l’apocalisse sonica a cui ci hanno abituato i Bauhaus o i Suicide, o i Danse Society negli anni ’80, I suoni pesanti spazzano l’aria insieme alle luci ora bianchissime. Di nuovo in pista per altri due pezzi praticamente solo strumentali, brevi, concisi, espressivi. Quando The Soft Moon staccano la spina e sfilano fuori, il silenzio improvviso dell’attimo prima che si scatenino applausi ed urla é quasi insostenibile. Anche l’apocalisse può essere silenziosa.
Grazie agli artisti, al management ed al Circolo degli Artisti per averci ospitati.
http://www.facebook.com/thesoftmoon?fref=ts
www.circoloartisti.it

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