Quando ci piacevano i concept album? Da pazzi… e come ogni cosa anche loro piano piano sono spariti lasciando sempre più il posto a “semplici” dischi di canzoni. Semplici. Si fa per dire. Però non è questo il punto. Il punto sta nella bellezza di ritrovare oggi un concept album come non se ne vedevano da tempo. L’esordio in questione è dei vicentini The Lizards’ Invasion che sfornano questo delizioso e ambizioso “INdependence Time”. Parliamo di quel pop di grandi scene, ricco di ornamenti elettronici, di forti tinte rock e qualche origami di contorno progressive. Quel preciso impasto che alla fine suonerebbe benissimo con orchestrazioni da colossal. Ma il pop rock a tratti epico del TLI diventa storia che si dipana in questi 7 inedidi: il mondo in una bellissima distopia, l’uomo sulla Terra vive senza l’ambizione di sovrastare il prossimo, senza potere, senza un denaro che legifera e crea le differenze. Una visione utopistica che tale rimane, nonostante l’insorgere di “IN-sider”. Un disco che ha forti tratti sociali e che per quanto sia tutto frutto di una fantasia, lascia ottimi spunti per delle riflessioni sulla nostra quotidianità. Bel sentire questo dei The Lizards’ Invasion.

Finalmente si torna a fare rock. Un rock verace… un rock suonato davvero? Domanda che oggi va fatta vista la percentuale di computer nei suoni dei dischi…
Per questo disco la ricerca sonora è stata molto approfondita, a partire dalle linee vocali fino al più piccolo arrangiamento.. noi crediamo nella musica suonata, ci piace suonarla, ma con uno sguardo che guarda alla modernità, quindi prendendo tutto quello che il progresso tecnologico ha di buono da offrirci. Ci piace sperimentare anche sound più elettronici, anzi per i prossimi lavori cercheremo sonorità sempre più moderne però si, l’essenza di fondo rimane quella del gusto della musica pura, quindi nel nostro caso non penso lasceremmo mai che un computer possa portarci via tutto questo.

Quanto mancava oggi questo tipo di rock alla musica italiana?
Sicuramente per mancare mancava, la domanda che ci si pone è: “quanto agli italiani piace ancora il rock come lo suoniamo noi?”. Oggi siamo bombardati da talmente tanti nuovi artisti e nuove influenze musicali che tutto corre più veloce e frenetico.. noi siamo orgogliosi di fondare le nostre radici in un genere di musica che ha segnato la storia per molti aspetti, riteniamo di avere sicuramente delle ottime fondamenta musicali, però non si può più rimanere focalizzati solo su quello. E’ importante anche dare un tocco di innovazione, sperimentare nuovi suoni, prendere le soluzioni già utilizzate e rigirarle, dando dunque alla musica una nuova estetica

Finalmente aggiungo si torna a parlare di concept. Perché secondo voi? Come siete approdati a questa scelta?
La decisione è stata presa di gruppo, ci piaceva l’idea della storia raccontata attraverso la musica, come se le tracce del nostro album fossero capitoli di un libro. Ci intrigava pensare a come avremmo potuto mettere in relazione le canzoni tra di loro, sia attraverso le note che il testo. Inoltre è stato fondamentale anche a livello di ispirazione: conoscendo la storia del concept per comporre si partiva da un idea, un mood, uno stato d’animo che dovevamo tradurre in musica, dunque non di partiva mai veramente da zero al momento di comporre una nuova traccia.

Ci sono sfumature prog: quando avete preso dal mondo classico?
Il prog è stato il protagonista del nostro primo periodo di gruppo.. in realtà stiamo cercando di staccarcene per proporre un tipo di musica che sia per tutti e non solo per chi se ne intende. Nonostante tutto però le influenze del passato sono difficili da sopprimere completamente, risultato è che anche inconsciamente ricorriamo ancora a soluzioni proprie di quel genere:)

Essere rock o interpretare il rock? Qual è la soluzione?
Interpretare rock lo vediamo come qualcosa di già scritto, da rileggere e rieseguire secondo il nostro personale filtro.. Noi preferiamo essere rock, suona molto più libero è istintivo

Un disco che però per molta parte definirei di quel pop aggressivo ricco di luci e di gustosi dettagli di scena. Voi che ne dite?
Il disco è registrato interamente in presa diretta, dunque in studio suonavamo tutti assieme esattamente come accade in live.. volevamo proprio fare in modo che quelle sensazioni proprie dello spettacolo riecheggiassero anche nella versione studio delle tracce, che si sentisse quell’energia che ci anima e ci da energia quando suoniamo dal vivo

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